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FEDE & RAGIONE/ Le domande del non credente Scalfari al Papa

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Eugenio Scalfari, dalle pagine di Repubblica, propone una serie di interrogativi a Francesco. Domande di un non credente che nascono, anzitutto, dalla novità di un Papa che parla, dimora, e decide in modo inedito. E che interloquisce continuamente con la gente, giungendo nei luoghi più disparati, con in mano un testo che sistematicamente mette da parte. Francesco, secondo Scalfari, è candido come una colomba ma furbo come una volpe, e non si è mai occupato di politica, neppure da vescovo di Buenos Aires. Anzi, criticava Videla perché non aiutava i poveri, non perché era un dittatore. E quando Videla gli diede una struttura assistenziale per disfarsi del seccatore, Bergoglio iniziò a girare il Paese, non per convertire – sottolinea compiaciuto il fondatore di Repubblica – ma per aiutare. Insomma, quello descritto da Scalfari è un pontefice che vuole una Chiesa povera, militante e missionaria, «costruita a somiglianza di un Dio misericordioso, che non giudica ma perdona». Eppure, la Chiesa è pur sempre un’istituzione. Una struttura di servizio, secondo Francesco, che confligge – a detta di Scalfari – con quel che ha, invece, rappresentato per 2000 anni: ogni Papa ha sempre amato e usato il potere, e «non c’è mai stata, se non nei casi di debolezza e di agitazione, una Chiesa orizzontale invece che verticale». Accanto alla Chiesa dei poveri, a quella orizzontale predicata anche da Martini, ce n’è una terza che è quella del perdono («chi sono io per giudicare i gay o divorziati che cercano Dio?»). Ebbene, alla luce di queste considerazioni, il giornalista rivolge idealmente alcune domande al Papa: la prima: «se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?». La seconda: «il credente crede nella verità rivelata», il non credente in una serie di verità relative e soggettive. Ma in nessuna certezza. Dunque, questo modo di ragionare, si interroga Scalfari, è un errore o un peccato secondo la Chiesa? La terza: Scalfari ricorda che Francesco ha detto che la nostra specie perirà. Ma allora, perirà anche «il pensiero capace di pensare Dio». Scomparirà anche Dio perché nessuno in grado di pensarlo? E infine, una riflessione: «Una Chiesa povera, che bandisca il potere e smantelli gli strumenti di potere, diventerebbe irrilevante» come accadde con Lutero. Per 2000 anni la Chiesa ha resistito proprio perché il potere lo ha usato. Probabilmente, quindi – conclude Scalfari - «Gesù sarebbe diventato Cristo senza un San Paolo».



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