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Cronaca

SANTO DEL GIORNO/ Oggi si ricorda San Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine domenicano

L’8 agosto, la Chiesa celebra la memoria di San Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine domenicano, vissuto a cavallo tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo

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L’8 agosto, la Chiesa celebra la memoria di San Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine domenicano, vissuto a cavallo tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo. San Domenico nacque intorno al 1170 a Calaroga, piccolo borgo del Regno di Castiglia, in seno a una famiglia benestante.

Suo padre era Felice, sua madre Giovanna d’Aza, in seguito beatificata. Secondo alcuni storici, Felice sarebbe stato membro di un ramo cadetto della potente famiglia dei Guzmán e sarebbe pertanto appartenuto all’hidalguia, l’ordine della piccola nobiltà del Regno di Castiglia. Il nome con cui il santo venne battezzato è da collegare con la particolare devozione religiosa della madre: a pochi chilometri dal borgo di Calaroga si trovata infatti l’antica abazia dedicata a Santo Domingo de Silos. Uno zio materno di Domenico era un sacerdote: fu lui che diede al giovane i primi insegnamenti, sia religiosi che scolastici.

A quattordici anni, Domenico venne mandato a Palencia affinché studiasse le arti liberali e teologia. Dopo un decennio di studi, maturò definitivamente la sua vocazione religiosa, entrando tra i canonici della chiesa cattedrale di Osma. Nel 1191, durante il suo soggiorno a Palencia, vendette gran parte dei suoi beni per sfamare i poveri, colpiti in quell’anno da una gravissima carestia che stava causando migliaia di vittime in tutta la Penisola Iberica.

Nel 1203, San Domenico accompagnò il vescovo durante un viaggio in Danimarca: il prelato si recò nel Paese nordico per accompagnare nella Penisola Iberica una principessa locale, promessa in matrimonio a un membro cadetto della famiglia reale castigliana. Durante il viaggio verso la Danimarca, Domenico ebbe modo di transitare per la Francia meridionale, dove in quegli anni era estremamente diffusa l’eresia catara. Al tempo stesso, il contatto con la genuina religiosità delle popolazioni nordiche e con il loro zelo missionario per evangelizzare le popolazioni pagane dell’Europa Orientale costituì per lui una vera e propria ispirazione.

Dopo un secondo viaggio in Danimarca, Domenico e il suo compagno Diego - che lo aveva accompagnato - chiesero al pontefice Innocenzo III di potersi recare nell’Europa Orientale per cristianizzare i pagani. Il Pontefice, impressionato dalle qualità dei due giovani, preferì indirizzarli verso la Francia meridionale, dove avrebbero dovuto predicare per estirpare l’eresia catara. Nel 1206, Domenico e Diego si recarono in Linguadoca. Domenico proseguì la sua missione anche dopo la fine della legazione papale e la morte del suo compagno.

San Domenico trascorse oltre un decennio in Linguadoca come missionario, lavorando a stretto contatto con il vescovo di Tolosa Folchetto di Marsiglia. Durante la sua attività, si distinse per la sua magnanimità e per la sua capacità persuasiva di far convertire gli eretici senza la necessità di ricorrere al rogo purificatore, riammettendoli nella comunità dopo una penitenza.