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CARCERI/ La Corte dei conti boccia i programmi di rieducazione

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Arriva l’ennesima conferma dello sfascio del nostro sistema carcerario. Questa volta, proviene dalla Corte dei conti che, esprimendosi sui programmi di rieducazione dei detenuti, ha parlato di «carenze a livello pianificatorio caratterizzate dall'inadeguatezza di validi percorsi scolastici e formativi oltre che dall'insufficiente coordinamento sul territorio dei diversi soggetti». L’indagine condotta dalla magistratura contabile aveva lo scopo di accertare che i percorsi rieducativi venissero realmente assicurati. Anche perché la rieducazione, oltre a risolvere in parte il problema del sovraffollamento delle carceri, contribuisce alla sicurezza sociale. L'attivazione di laboratori e pratiche riformatrici, ha sottolineato la corte, consentirebbero il reinserimento social e professionale. Tuttavia, gli stessi soggetti istituzionali incaricati non sono in grado di coordinarsi tra di loro. Al contempo, va rivelata l’assoluta inadeguatezza del sistema di istruzione all'interno delle carceri, nonché il «piano dei monitoraggi e degli indicatori, con conseguente difficoltà di verificare compiutamente gli effetti conseguiti a seguito delle condotte attività di rieducazione carceraria».



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