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GENITORI & FIGLI/ Veline, politici e calciatori: ma dei prof nessuno parla

Pubblicazione:domenica 1 settembre 2013

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Nel nostro Paese si parla di tutte le categorie: politici, magistrati, giornalisti, calciatori, veline, comici, ma pochissimo di chi invece, ogni anno, ha la responsabilità più importante: quella di formare (insieme a noi genitori) i nostri figli e quindi l'Italia di domani. Chi di noi non ricorda l'insegnante che ha determinato il suo approccio con la scuola? Io, ad esempio, non potrò mai scordare la professoressa di italiano delle medie che mi ha insegnato a leggere e amare i libri. Le sue ore sui Promessi sposi restano scolpite nella mia memoria. Ancora oggi ricordo come interpretava don Abbondio, come la sua voce cambiasse all'apparire di padre Cristoforo, di Renzo, di Lucia o dell'Innominato. Sono sicuro che una parte importante delle scelte scolastiche che ho fatto dopo siano state influenzate in modo netto da quell'esperienza.

E allora perché parliamo degli insegnanti soltanto quando si tratta di prendere posizione sul precariato, sui concorsi pubblici, sulle situazioni di disagio della scuola. Dovremo parlarne tutti i giorni. Capire come formarli meglio. Come sceglierli. Come valorizzare quelli bravi. Perché le scelte sbagliate in questo settore diventano problemi sociali dopo. Studenti poco preparati, saranno manager mediocri per le nostre aziende. Ragazzi e ragazze che lasciano la scuola, saranno persone con minori chances. Per non parlare poi del potere terapeutico di certi insegnanti sui casi difficili: ragazzi e ragazze che grazie alla scuola hanno rifuggito la violenza e strade pericolose per trovare la loro strada.

Potremmo fare tanti esempi in questo senso. Mi piace farne uno solo perché si ricollega alla citazione di prima. Daniel Pennac: un ex somaro, come lui stesso si definisce, pluri ripetente che grazie a educatori capaci è riuscito a trovare se stesso, laurearsi, diventare a sua volta professore e poi scrittore di fama mondiale. E allora, facciamoci guidare da lui per una riflessione finale: "Ne ha dette, di stupidaggini, la mia generazione, sui rituali considerati segno di cieca sottomissione, sulla valutazione ritenuta umiliante, il dettato reazionario, il calcolo mentale degradante, la memorizzazione dei testi infantile, proclami del genere. Nella pedagogia è come in tutto il resto: appena smettiamo di riflettere sui casi particolari...per regolarci nelle nostre azioni, noi cerchiamo l'ombra della buona dottrina, la protezione dell'autorità competente, l'avvallo del decreto, la firma in bianco ideologica. Dopodiché ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote, neppure la smentita quotidiana della realtà. Solo trent'anni dopo, se l'intera pubblica amministrazione vira di bordo per evitare l'iceberg dei disastri accumulati, ci permettiamo una timida virata interiore, ma è la virata della nave stessa, ed eccoci a seguire la rotta di una nuova dottrina, ligi a un nuovo precetto, in nome del nostro libero arbitrio, ovviamente, eterni ex studenti quali siamo".

L'iceberg è vicino. Sta a noi schivarlo e assicurare ai nostri figli e a questo Paese un domani diverso e migliore.



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COMMENTI
02/09/2013 - e questo è il punto (Alessandra Monda)

Proprio vero. Viene invocata la qualità del sistema scuola, ora si parla di edifici scolastici, fa notizia, vanti per sperimentazioni nazionali con poche scuole, ma sempre irrisolti i nodi della qualità dell'insegnamento, ossia della qualità d'aula, un mix di buone relazioni e insegnamento adeguato. Nessuno vuol mettere mano alla formazione docente, sia essa iniziale che continua. Entrino i giovani, si dice, e il concorso ripesca quarantenni e cinquantenni per una manciata di posti, il TFA una tombola per poi far cosa, mi chiedo, se posti non ce ne sono. La formazione in servizio è affidata alle scuole, ai raccordi con le Università se esistono e dove esistono, in orario rigorosamente extra. Una casualità, quindi, nessun obbligo. Valutazione dei docenti e dei dirigenti, carriera interna per merito, per carità è meglio non parlarne. Ed eccoli lì i nostri docenti, eroici i bravi, tutto a loro spese e stipendi uguali per tutti, gli scoraggiati, quelli che non capiscono cosa passa per la testa dei loro studenti, angosciati, danno fuori di testa qualche volta ma chi li aiuta? I furbi stanno bene nell'andazzo generale l'indispensabile e via, perché dovrei? Eppure la scuola apre ogni giorno e dappertutto, questa massa cura i nostri ragazzi, ciò che abbiamo di più prezioso. Dovremmo pagarli bene i nostri docenti, articolarne per merito la carriera e la retribuzione. Servono soldi. Ci sarà mai un governo che abbia il coraggio di concentrare sulla formazione docente ingenti risorse?