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GENITORI & FIGLI/ Veline, politici e calciatori: ma dei prof nessuno parla

Pubblicazione:domenica 1 settembre 2013

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Ci siamo. Sta per iniziare la scuola. La prossima settimana studenti di tutte le età cominceranno, o ricominceranno, quel percorso formativo che li dovrebbe far crescere come persone, dotandoli anche di un bagaglio culturale in grado di agevolare l'inserimento nel mondo del lavoro e, conseguentemente, la realizzazione del proprio percorso di vita. Ho detto dovrebbe, perché tante volte non è così. Siamo un Paese che da tanto, troppo tempo, ha smesso di investire sulla formazione e sulla scuola, e questo ha causato, e sta causando, problemi sempre più importanti ai nostri ragazzi. In un mondo ultra competitivo, è diventato fondamentale avere tante carte da giocare per poter emergere e garantirsi un avvenire migliore. 

Nelle ultime settimane abbiamo assistito alle solite discussioni su temi giudiziari, economici (Imu sì, Imu no, Imu forse), elettorali, costituzionali, ma nessuno sembra più interessato da tanto tempo a temi fondamentali: la ricerca, gli investimenti nei nuovi progetti, la scuola appunto. Viaggiando molto per lavoro, mi capita spesso di confrontarmi con quanto stanno facendo gli altri e il paragone è duro. 

Quando si va in Cina, per esempio, ci si può consolare (sic!) pensando agli elevatissimi livelli di inquinamento delle città principali rispetto a quelle italiane, ma poi andando nei centri di ricerca si vedono ragazzi giovanissimi e molto preparati che hanno già raggiunto posizioni manageriali, che parlano correttamente due o tre lingue e che hanno alle spalle una formazione di assoluta eccellenza. Lo stesso capita anche trasferendosi dall'altra parte dell'oceano. Non possiamo più aspettare. 

Dobbiamo tornare a credere nella scuola e a investire. Avevamo fino a non molti anni fa classi elementari di altissimo profilo, tanto che erano diventate un punto di riferimento per gli altri paesi. Molte riforme dopo e mille problemi dopo, assistiamo nella scuola pubblica ad un continuo balletto degli insegnanti (avere lo stesso corpo docente ogni anno è una chimera) con gravi problemi in termini di didattica e di costruzione del rapporto tra insegnanti e allievi, punto di fondamentale rilievo per la crescita dei nostri bambini e ragazzi. I primi anni, soprattutto, sono quelli che lasciano un'impronta indelebile perché rappresentano un passaggio importantissimo. 

Avere un impatto negativo, può portare a conseguenze sull'intero percorso scolastico dello studente. E qui arriviamo al dunque. "Insegnare - ricorda Daniel Pennac in Diario di scuola - è proprio questo: ricominciare fino a scomparire come professori. Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell'indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e quelle ragazzine, nel senso botanico del termine, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti. Certo, non saremo gli unici a scavare quei cunicoli o a non riuscire a colmarli, ma quelle donne e quegli uomini avranno comunque passato uno o più anni della loro giovinezza seduti di fronte a noi. E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l'eternità in un barattolo". Gli insegnanti sono la chiave di tutto. 


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COMMENTI
02/09/2013 - e questo è il punto (Alessandra Monda)

Proprio vero. Viene invocata la qualità del sistema scuola, ora si parla di edifici scolastici, fa notizia, vanti per sperimentazioni nazionali con poche scuole, ma sempre irrisolti i nodi della qualità dell'insegnamento, ossia della qualità d'aula, un mix di buone relazioni e insegnamento adeguato. Nessuno vuol mettere mano alla formazione docente, sia essa iniziale che continua. Entrino i giovani, si dice, e il concorso ripesca quarantenni e cinquantenni per una manciata di posti, il TFA una tombola per poi far cosa, mi chiedo, se posti non ce ne sono. La formazione in servizio è affidata alle scuole, ai raccordi con le Università se esistono e dove esistono, in orario rigorosamente extra. Una casualità, quindi, nessun obbligo. Valutazione dei docenti e dei dirigenti, carriera interna per merito, per carità è meglio non parlarne. Ed eccoli lì i nostri docenti, eroici i bravi, tutto a loro spese e stipendi uguali per tutti, gli scoraggiati, quelli che non capiscono cosa passa per la testa dei loro studenti, angosciati, danno fuori di testa qualche volta ma chi li aiuta? I furbi stanno bene nell'andazzo generale l'indispensabile e via, perché dovrei? Eppure la scuola apre ogni giorno e dappertutto, questa massa cura i nostri ragazzi, ciò che abbiamo di più prezioso. Dovremmo pagarli bene i nostri docenti, articolarne per merito la carriera e la retribuzione. Servono soldi. Ci sarà mai un governo che abbia il coraggio di concentrare sulla formazione docente ingenti risorse?