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PAPA/ Da Bertone a Parolin: ecco perché Francesco volta pagina

Il nuovo segretario di Stato vaticano Pietro Parolin (Infophoto) Il nuovo segretario di Stato vaticano Pietro Parolin (Infophoto)

Un uomo con la valigia, che nel 2009, parte nuovamente per l’America Latina, incaricato da Benedetto XVI, che lo ha consacrato arcivescovo, di gestire il rapporto con il governo di Caracas, nella Repubblica Bolivariana di Hugo Chavez. Insomma uno che sa il fatto suo, e che indubbiamente possiede tutte le qualifiche per l’incarico a cui è stato chiamato. 

Ma persino il suo curriculum specchiato non sarebbe sufficiente se non fosse accompagnato dalla dote giudicata indispensabile da Francesco, vale a dire la capacità di testimoniare la fede. Parolin non è solo il fine diplomatico che tutti lodano, l’uomo di grande esperienza che sicuramente saprà consigliare Papa Bergoglio nella difficile stagione che si apre, con i venti di guerra sempre più tumultuosi nel mediterraneo, la difficile posizione della Chiesa nello scacchiere mediorientale, le nuove aree di crisi e la necessità di rafforzare la missione in Oriente. Mons. Parolin è uno che ci crede. E molto. 

A Francesco non servono burocrati, né raffinati diplomatici, né tantomeno collaboratori efficienti. O meglio servono nella misura in cui i loro talenti sono subordinati e orientati dall’amore per Cristo e la sua Chiesa. In fondo è solo su questo che si misura e giudica un uomo di Chiesa. Con questo metro bisognerebbe archiviare la stagione bertoniana. Lascia l’incarico un protagonista della vita ecclesiale degli ultimi anni. Un uomo diventato spesso bersaglio facile di accuse e critiche, in un momento in cui la barca del Signore veniva sbatacchiata da tempeste vorticose. Un salesiano allevato nella carità e a riconoscere i nemici della fede. Che non sono mancati. Imperfetto nella sua azione. Forse. Ma sicuramente fedele ai successori di Pietro. E di questi tempi non è poco. 

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