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Cronaca

LA STORIA/ Cosa rende un uomo libero? Rosario, Teresa e quel "gioiello" in Via Ripamonti

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E poi la pasta di Gragnano, l'olio extravergine di oliva, i vini del Vesuvio, i pomodorini biologici e il babà accanto alle sfogliate e alle pastiere di grano. Ora, io di negozi ne visito tantissimi in un anno, perché il cuore del Golosario è innanzitutto una teoria di 4.000 esercizi, ma questo di Rosario che brilla in una via di Milano, come potrebbero essere tanti altri, mi ha colpito per l'originalità della sua selezione, che nasconde una passione innata per la propria terra, portando in un grande città un paniere di prodotti che altrimenti non avrebbero mai decollato oltre il loro confine. La sua mozzarella è poi talmente buona, che diversi ristoratori, ma anche titolari di pizzerie, hanno cominciato ad affacciarsi in via Ripamonti. E mi sembra di rivedere l'epopea di Salvatore De Riso di Minori, che oltre 10 anni fa sbarcava a Milano, all'Expo dei Sapori, e veniva premiato per la sua torta di ricotta e pere che nessuno conosceva. Be' Milano è questa cosa: un abbraccio che ti permette di ripartire, una luce che valorizza, un insieme di rapporti che sono come quella sete evocata di Quirico nel suo racconto. Questa Milano che diventa piazza delle migliori cose buone d'Italia sarà poi tutta a Golosaria, dal 16 al 18 novembre, al Superstudio Più di via Tortona. E ci sarà anche Rosario, naturalmente, ci saranno i migliori produttori di cose buone d'Italia (sul sito www.golosaria.it i primi dettagli). Ci sarà tutto questo, per dire che le cose buone e belle hanno la forza di riportarci al dono che noi siamo, unici e irripetibili. Come quella torta di mele che le figlie di Domenico gli hanno fatto trovare a casa, nella sua Govone, al rientro da un viaggio nel buio pesto.

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