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Cronaca

QUIRICO/ Caro Domenico, Dio non ha colpa del male che ci fanno gli uomini

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Davvero sembra che tutto deponga contro la religione, davvero – per dirla con Comte – c’è solo da sperare che la religiosità sia uno stadio momentaneo della vita dell’umanità, prima di trovare la strada del bene e della pace.

Ma il racconto di quella notte ad al Qusayr non può finire così; esso ha bisogno di essere ancora ampliato, descritto, guardato, fino in fondo. Infatti Dio non era tra i sequestratori ad al Qusayr, essi erano semplicemente degli uomini. E Dio non è mai responsabile delle azioni degli uomini. Dodici anni fa un manipolo di terroristi sceglieva di servire Dio distruggendo le Torri Gemelle, simbolo dell’Occidente. Cinque secoli fa alcuni re francesi decidevano di servire Dio sterminando gli Ugonotti, simbolo dell’eresia protestante. Migliaia di anni fa un popolo decideva di servire Dio costruendosi un vitello d’oro, forma visibile di un Dio grande che aveva portato Israele fuori dall’Egitto.

Gli uomini hanno davvero bisogno di Dio. E siccome non riescono ad attendere, a cogliere i momenti e i ritmi della Sua Presenza, fabbricano essi stessi il loro Dio. Ognuno di noi ne ha uno. Ognuno di noi è credente. Credere di non credere è l’ultimo tentativo di non rivelare a nessuno il nome del proprio Dio. L’ateismo non ha nulla a che fare col cuore dell’uomo, è la religione che lo segna e lo minaccia; è l’idolatria che lo forma e lo fa vivere. Recentemente papa Francesco, a tal proposito, ha ricordato la definizione di idolatria coniata dal Rabbino Kock: l’idolatria avviene “quando un volto si rivolge riverente ad un volto che non è un volto”.

Chi siamo noi, caro Quirico, per giudicare il volto verso cui quegli uomini, in quella notte, hanno rivolto la loro preghiera? È il loro volto, il volto di quegli uomini, che noi possiamo giudicare. Ma non il volto del loro Dio. Chi siamo noi per dire l’ultima parola sulla tragedia di un popolo che prende le armi per servire Dio? Chi siamo noi per condannare il male come se da esso ne fossimo in qualche misura esenti? Chi siamo noi, infine, per stabilire con chi parlare e con chi tacere, chi adulare e chi infangare, chi distruggere con le nostre parole o chi torturare con le nostre chiacchiere?

Noi non sappiamo davvero che cos’è umano. Quel poco che sappiamo, lo sappiamo perché qualcuno ce lo ha mostrato, qualcuno ce lo ha donato come un’eredità. Ma siamo i primi a schiacciare questa umanità vera che ci è stata donata con le riduzioni della nostra mente e le emozioni del nostro cuore. Dio non è il responsabile dei nostri sì e dei nostri no, Dio non è il colpevole della violenza che ci abita, del desiderio di vendetta e di rivalsa che ci infiamma. No, Dio quella sera era solo responsabile del vento, il vento che echeggiava fra le vie della città.