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Cronaca

BAGNASCO/ Il testo integrale della prolusione alla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)

Trova conferma, anche in questo caso, che un certo livellamento tra le generazioni è un problema, e che – al contrario – riannodare i fili del dialogo intergenerazionale è oggi più che mai necessario. L’io si sviluppa non nel chiuso della propria individualità, ma quando si apre all’altro differente da sé. E la famiglia è una preziosa custode delle differenze e della fecondità della loro relazione, della loro alleanza. Mentre oggi, con una efficace espressione della Ternynck, si permane negli ‘spazi incantati delle piccole differenze’ (che in realtà sono equivalenze, e che non vincolano), la famiglia resta lo spazio delle ‘grandi differenze’ che si completano nella reciprocità virtuosa: differenze di età e di sesso, di cultura e di storia. Per questo la famiglia è l’architrave portante di ogni realistico futuro!.

Se pensiamo alla nostra famiglia, sentiamo – in un modo o nell’altro – un’onda di calore. Questo benefico calore cresce quanto più andiamo avanti negli anni, anche quando i nostri genitori sono già in cielo. Forse, anche nelle nostre famiglie ci sono state difficoltà e prove: non sempre tutto è ideale, né dei caratteri né degli affetti. Ciò nonostante, la famiglia ha tenuto duro, ha retto alle inevitabili usure e stanchezze, ad alti e bassi. E noi, figli di ieri e di oggi, abbiamo intuito che su quella realtà, su quel piccolo nucleo, potevamo contare. Sentivamo che, in mezzo alle durezze dell’esistenza, c’era una zona franca. Sentivamo che, dentro a quel grembo, i genitori avevano fiducia in noi nonostante i nostri limiti, errori, insuccessi o paure. Non era un nido dove fuggire dal mondo concreto, un mondo virtuale dove ci veniva risparmiata la parola severa, le regole. Al contrario! Era un luogo dove si faceva verità su di noi in modo saggio, dove si dava un nome giusto alle cose, dove si imparava la distinzione tra bene e male, tra doveri e diritti. Un luogo dove la presenza certa del papà e della mamma, e spesso anche dei fratelli, dei nonni e degli zii, ci dava coraggio e forza. E così, dentro a quel grembo accogliente ed esigente, abbiamo imparato ad avere fiducia in noi stessi, negli altri, nella vita. E la fiducia ha generato sicurezza. Abbiamo imparato a non aver paura delle prove, dei dolori, degli insuccessi; ad affrontarli con l’aiuto di Dio e degli altri. Quel luogo generatore – la famiglia – non era però un nucleo dai confini cangianti e dai tempi incerti, ma definito e permanente, su cui sapevamo di poter contare come su roccia ferma e affidabile. È questa la vera identità e la missione della famiglia che nel nostro Paese, nonostante tutto, rappresenta un punto di riferimento decisivo. Come sappiamo, esistono tendenze che mirano a cambiare il volto della famiglia, rendendola un soggetto plurimo e mobile, senza il sigillo oggettivo del matrimonio. Tra l’altro, rendendo sempre più brevi i tempi del divorzio, lo Stato non favorisce una ulteriore ponderazione su lacerazioni che lasceranno per sempre il segno, specie sui figli anche adulti. Ci chiediamo: i figli non hanno forse diritto a qualunque sacrificio pur di tenere salda e stabile la coppia e la famiglia? Indebolire la famiglia significa indebolire la persona e la società.

La logica dell’architettura familiare in relazione alla società

Una società che non investe sulla famiglia non investe sul suo futuro e si limita, come spesso dobbiamo costatare, ad affrontare emergenze e allocare risorse senza un chiaro progetto. La Dottrina sociale della Chiesa da sempre afferma che la famiglia va posta al centro delle politiche sociali, poiché rappresenta un perno per lo sviluppo, per il suo ruolo insostituibile nel generare e nel crescere la prole e per la partecipazione al mondo dell’economia e del lavoro: «Nulla è davvero garantito se a perdere è la famiglia; mentre ogni altra riforma, in modo diretto o indiretto, si avvantaggia se la famiglia prende quota». Con il matrimonio, infatti, nasce un nuovo soggetto, stabilmente costituito, con doveri e diritti che lo Stato riconosce e per i quali si impegna con normative specifiche. La ragione essenziale di tale coinvolgimento giuridico sta nel fatto che in ogni famiglia è in causa il bene comune sul duplice versante della continuità e della tenuta del tessuto sociale. La tenuta sociale, infatti, non dipende in primo luogo dalle leggi, ma dalla solidità della famiglia aperta alla trasmissione della vita e prima palestra di legami, luogo privilegiato dove si apprendono, si sperimentano e si rigenerano. Ogni individuo – in quanto soggetto di relazione – ha bisogno di vivere dentro ad una società solidale; ma perché questo accada, ha necessità di mondi prossimi, di nuclei vicini e stabili come solo la famiglia può assicurare. Senza questi mondi ravvicinati, la società vasta e complessa lo disorienta, gli crea smarrimento e insicurezza. Per queste ragioni lo Stato non è necessitato ad impegnarsi con ogni desiderio individuale o relazione, ma solo con quella realtà che ha rilevanza per il “corpo sociale” nel suo presente e nel suo futuro.


COMMENTI
12/09/2013 - famiglia con le porte aperte (luisella martin)

Porte aperte per poter uscire incontro al mondo e per fare entrare l'altro, l'amico,lo sconosciuto, lo straniero. Quando si chiude la porta per proteggere dal male, significa che il male é già entrato, attraverso le tortuose e misteriose vie della tentazione. Credo che la Chiesa debba chiedere ai futuri sposi impegni concreti di apertura verso la comunità dei credenti,cosa che in passato non ha fatto; per questo oggi non può ignorare le tante situazioni di crisi e, prima che sfocino in separazioni o peggio in violenza, si faccia carico, attraverso la comunità, di intervenire in aiuto materno, affettuoso e concreto alle famiglie in difficoltà sia morali che economiche.