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BAGNASCO/ Il testo integrale della prolusione alla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

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Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)  Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)

In ascolto dell’uomo e della donna di oggi

“Da ogni parte ci esortavano a salvare il pianeta. Non si doveva, con la stessa urgenza, venire in soccorso all’umano? Se l’aria doveva restare pura, se l’erba doveva restare verde, non bisognava anche che il mondo degli umani restasse abitabile? Che cosa si faceva della terra degli uomini?”. A questa domanda intende rispondere in un suo recente saggio, la psichiatra Catherine Ternynck, che guida il lettore a decifrare cosa stia accadendo alla nostra generazione, soggetta a sempre più frequenti crisi depressive e a inedite forme di disagio sociale. Si tratta del suolo umano che si è impoverito, si è svuotato del suo humus di relazioni, legami, responsabilità e così è divenuto friabile ed inconsistente. Al punto che l’uomo stesso, su questo terreno incerto, finisce per diventare ‘di sabbia’, una figura fluida, impastata di contraddizioni e con una caratteristica evidente: la sensazione di stanchezza. È un uomo ‘dalla testa pesante’ che fatica a portare avanti la sua vita, dubita del tragitto e del senso, chiedendo al contempo riconoscimento e rassicurazione. È schiacciato dall’urgenza di farsi da sé in una competizione continua, e nello stesso tempo scopre che gli manca la terra sotto i piedi. Il grande sogno dell’individualismo, che ha segnato di sé l’uomo moderno, lo ha condotto nella post-modernità ad una imbarazzante scoperta: il grande sogno non ha tenuto!

Anche noi, in questi giorni, vorremmo insieme provare ad ascoltare l’uomo e la donna di oggi, senza pregiudizi o filtri ideologici, ma assecondando la vocazione della Chiesa che ha come suo primo compito quello di ascoltare Dio e inseparabilmente il mondo, soprattutto le sue sofferenze, disagi e fatiche, le sue paure. L’obiettivo non è di difendere una posizione, di ribadire un principio, ma di portare a credenti e non credenti il contributo di umanizzazione che la luce della fede suscita innanzitutto nell’ambito della famiglia, come ci ha ricordato di recente Papa Francesco. Tra i luoghi deteriorati dall’individualismo, laddove sono custodite le fondamenta dell’umanità, c’è la famiglia, ancor prima del sociale e del politico. È diventato perfino uno slogan dire che essa è in crisi, e indicatori severi non mancano al riguardo. La famiglia tuttavia è pure l’antidoto alla stessa crisi, l’unica alternativa praticabile ad una esasperazione dell’individuo, la cui pesantezza è diventata insostenibile sotto l’imperativo di un’autonomia rivelatasi ben presto ingenua e cinica allo stesso tempo.

Interrogandoci sulla famiglia, con l’apporto di competenze qualificate e plurali, continua e si sviluppa quella correlazione tra Vangelo e società, che nel nostro Paese vanta una esperienza più che secolare, e che oggi si apre qui a Torino con la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici. Come rilevava la Nota CEI del 1988 infatti: “Le Settimane Sociali, (…) saranno espressione della diaconia della Chiesa italiana al Paese, che vive un complesso momento storico di trasformazione per certi versi ricco e positivo e per altri incerto e problematico. Una diaconia culturale che si eserciterà con un costruttivo senso del dialogo e del confronto nel pieno rispetto della verità e della carità cristiana”. Il nostro vuol essere, dunque, un servizio al dibattito culturale in corso nel nostro Paese, e per questo un confronto serio e rigoroso, aperto al contributo di tutti gli uomini pensosi, capaci di lasciarsi interrogare dalla famiglia che non è una ‘invenzione stagionale’, e come tale soggetta a cicliche ridefinizioni. Senza dimenticare per altro che essa richiede di essere sempre di nuovo compresa nella sua architettura essenziale.

La riflessione che stiamo per affrontare, si snoderà attraverso un primo tornante che cerca di mettere a fuoco un elemento specifico del familiare nella relazione tra generi diversi e tra diverse generazioni, con le implicazioni che ne derivano. La roccia della differenza è fondamentale per ritessere l’umano che rischia diversamente di essere polverizzato in un indistinto egualitarismo che cancella la differenza sessuale e quella generazionale, eliminando così la possibilità di essere padre e madre, figlio e figlia. In un secondo momento si cercherà di ricavare le conseguenze che sul piano sociale ed economico debbono essere tratte al più presto, perché la famiglia non resti imbrigliata in immagini stereotipate o in utopiche fughe in avanti. In conclusione spero sarà più chiaro che la famiglia è una risorsa e non un ostacolo alla modernizzazione, anzi la speranza e, dunque, il futuro.

La domanda che resta alla fine non è quella che risuona frequentemente: “Che mondo lasceremo ai nostri figli?”; ma una più inquietante: “A quali figli lasceremo il mondo?”.



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COMMENTI
12/09/2013 - famiglia con le porte aperte (luisella martin)

Porte aperte per poter uscire incontro al mondo e per fare entrare l'altro, l'amico,lo sconosciuto, lo straniero. Quando si chiude la porta per proteggere dal male, significa che il male é già entrato, attraverso le tortuose e misteriose vie della tentazione. Credo che la Chiesa debba chiedere ai futuri sposi impegni concreti di apertura verso la comunità dei credenti,cosa che in passato non ha fatto; per questo oggi non può ignorare le tante situazioni di crisi e, prima che sfocino in separazioni o peggio in violenza, si faccia carico, attraverso la comunità, di intervenire in aiuto materno, affettuoso e concreto alle famiglie in difficoltà sia morali che economiche.