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BAGNASCO/ Il testo integrale della prolusione alla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

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Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)  Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)

Si rende necessaria una convinta e attiva partecipazione all’azione politica perché trasmetta questa consapevolezza, capace di contrapporsi alla «disistima pratica che a livello pubblico è riservata all’istituto familiare» e di sollecitare concreti interventi di sostegno. Ciò deve avvenire innanzitutto nell’ambito dell’educazione e della crescita dei figli – che sono un bene di tutta la società – nonché nel mondo del lavoro e sul piano delle agevolazioni fiscali.

È, infatti, indispensabile un fisco a misura di famiglia, basato sul quoziente familiare, che determini un circolo virtuoso tra le famiglie e la società nel suo insieme. Il lavoro deve essere organizzato in modo da rispettare le dinamiche relazionali tipiche della vita familiare, senza impedire i legittimi e necessari momenti di incontro e di riposo. Troppo spesso si esige da chi lavora che sia data totale priorità all’attività lavorativa, fino a trascurare le relazioni familiari. Va inoltre affrontato con efficacia il problema dell’occupazione, in particolare per non costringere i giovani a farsi emigranti impoverendo il Paese di giovinezza e di professionalità, o per non rischiare, come in parte sta già avvenendo, di lasciarli inoperosi, con conseguenze gravi sul versante sia personale che familiare e sociale.

La famiglia non deve essere solo oggetto delle politiche sociali, che purtroppo sono ancora insufficienti o inattuate. Essa deve farsi soggetto attivo, anche unendosi in associazioni, che con più forza portino il loro contributo e facciano sentire la loro voce. Il Forum delle Associazioni Familiari rappresenta in questo senso un esempio di come le famiglie siano più ascoltate quando portano avanti con determinazione e con un’unica voce, importanti istanze a promozione e difesa della persona e del nucleo familiare. La famiglia, come cellula sorgiva di relazioni, è il più efficace modello di comunità, dove si scopre che gli altri non sono soltanto un limite alla propria libertà, ma la condizione affinché si possa vivere liberi e felici.

La soggettività sociale della famiglia va promossa attraverso un’autentica sussidiarietà: le istituzioni devono dare spazio alla famiglia e alle associazioni familiari, che meglio conoscono i problemi e sanno valutare più correttamente, perché più da vicino, l’efficacia di certe proposte e soluzioni. Per questo l’esperienza e l’operatività della famiglia non vanno sprecate, ma incanalate a favore di tutto il corpo sociale. Ciò contribuisce a una maggiore personalizzazione della società, a una più consapevole assunzione di responsabilità delle famiglie stesse e a un alleggerimento del compito delle istituzioni pubbliche. La sussidiarietà, in questo senso, è una medicina salutare per tutta la società: ne facilita le dinamiche, si oppone al processo di burocratizzazione, canalizza l’esperienza e l’intraprendenza di ognuno per il bene comune. Tale sussidiarietà va applicata in primo luogo nei confronti delle famiglie, che devono sempre essere e sentirsi soggetti attivi e insostituibili.

La Chiesa, ben consapevole del ruolo fondamentale che la famiglia svolge nella società e nella Chiesa stessa, le si affianca nel suo cammino affascinante ma anche esigente. Per questo la Commissione Episcopale per la Famiglia ha pubblicato lo scorso anno gli Orientamenti sulla preparazione al matrimonio, che richiamano a tutta la comunità ecclesiale l’importanza di accompagnare i fidanzati nella loro preparazione alle nozze e nei primi anni della vita di famiglia. A loro si deve un’attenta cura, per aiutarli a scoprire il valore della loro scelta e ad assumersi con consapevolezza il vicendevole impegno per la vita. Purtroppo, alcuni fanno esperienza della lacerazione della vita matrimoniale: allora restano ferite gravi e dolori che lasciano il segno in tutti, in special modo nei figli. In questa significativa sede, rinnoviamo stima e vicinanza a quanti vivono in prima persona queste traumatiche lacerazioni e per le conseguenze che ne derivano. Ad essi vanno riservati una cordiale attenzione e un particolare accompagnamento, perché si sentano sempre parte attiva della comunità cristiana e ne sperimentino il sincero affetto.

La Chiesa propone instancabilmente la famiglia come la “prima dimora dell’umano” così come ricorda il Concilio Vaticano II: «il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare». Per questo il futuro ha bisogno della famiglia, perché il cammino della vita si apre solo quando si accoglie una relazione reale, cioè concreta e quotidiana. “Accogliendo la persona dell’altro, e specialmente quella dei figli, si accoglie l’avvenire. (…) A loro volta i figli partiranno. Affronteranno le bufere dell’esistenza, le sue tempeste probabilmente, ma lo faranno con tanta maggiore sicurezza se saranno cresciuti in una casa dalle mura e dal tetto solidi, dove avranno provato il gusto e il desiderio di edificare a loro volta".



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COMMENTI
12/09/2013 - famiglia con le porte aperte (luisella martin)

Porte aperte per poter uscire incontro al mondo e per fare entrare l'altro, l'amico,lo sconosciuto, lo straniero. Quando si chiude la porta per proteggere dal male, significa che il male é già entrato, attraverso le tortuose e misteriose vie della tentazione. Credo che la Chiesa debba chiedere ai futuri sposi impegni concreti di apertura verso la comunità dei credenti,cosa che in passato non ha fatto; per questo oggi non può ignorare le tante situazioni di crisi e, prima che sfocino in separazioni o peggio in violenza, si faccia carico, attraverso la comunità, di intervenire in aiuto materno, affettuoso e concreto alle famiglie in difficoltà sia morali che economiche.