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PAPA A REPUBBLICA/ La verità di Francesco ha bisogno della libertà di Scalfari

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Eugenio Scalfari (Infophoto)  Eugenio Scalfari (Infophoto)

È un segno importante – e Francesco lo sottolinea – che l'intento del Vaticano II è stato raggiunto: riaprire un dialogo senza preconcetti tra la Chiesa e la cultura d'ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d'impronta illuminista dall'altra; per incidens ricordando che la cultura moderna illuminista, anche nel suo negazionismo della ragionevolezza, quanto meno, della fede, si muove in un paesaggio "liberale" il cui fondale è stato preparato dalla separazione, nell'insegnamento di Gesù di Nazareth, tra ciò che si deve a Dio e ciò che si deve a Cesare: il fondamento ab intra, nell'esperienza religiosa, istituente la laicità dello spazio pubblico. 

La seconda cosa, e qui siamo già nel merito delle risposte che Francesco dà a Scalfari, è che il dialogo con chi non crede "non è un accessorio secondario dell'esistenza del credente, ma ne è invece un'espressione intima e indispensabile" (Lumen fidei, n. 34). E questo non solo per il desiderio del cristiano di "comunicare" agli altri la gioia della sua personale "scoperta" di Cristo; per il bisogno di un annuncio che vorrebbe condividere i doni di vita e di esperienza ricevuti. Ma perché la fede cristiana è comunionale nella sua stessa essenza, non solo come comunione in Cristo dei fedeli, vissuta e alimentata in una comunità di fede; ma come comunione di umanità di tutti gli uomini in Cristo; tutti figli, anche chi non alzi gli occhi al cielo, dello stesso Padre celeste, e tutti fratelli in Cristo, nel Figlio. Il Dio che si è incarnato non vive solo nella carne di chi crede in Lui, ma anche nella carne di chi non crede, che resta sempre come uomo un'occasione per il Padre, un figlio che può tornare e comunque un fratello da amare. 

Per questo con semplicità Francesco può ricordare a Scalfari che dal bisogno di Assoluto di cui vive anche la fede cristiana non c'è nulla da temere per una ragione in dialogo, perché questo bisogno di nient'altro si sostanzia che di una vita di relazione con Dio, che si fa lievito di crescita di ogni relazione umana, nella comune umanità di chi crede e di chi non crede: il tratto di strada da fare insieme fino alla fine. Senza pregiudizio, sta alla ragione dire, guardandosi intorno, se davvero possiamo fare a meno almeno di questa consolazione.  

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COMMENTI
12/09/2013 - verità e libertà (luisella martin)

Bello il titolo e l'articolo! Straordinariamente bella la lettera del Papa che, a mio parere, andrebbe studiata parola per parola nelle comunità. Io l'ho sentita indirizzata a me ed é stata un dolce conforto sapere che i miei amici e parenti non credenti che hanno seguito in vita la loro retta coscienza sono ora salvi. Ma é stata anche motivo di ravvedimento e di vergogna per le tante volte in cui ho manifestato la mia fede con "arroganza". Il Papa ha scritto a tutti, scrivendo a Scalfari e dalle sue parole traspare un forte invito anche per tutti noi credenti: prima di mostrare quanto preghiamo e come siamo osservanti dei riti e della legge morale, dovremmo preoccuparci di essere uomini e donne veri, rispettosi dell'umanità, della "carne" di cui siamo fatti. Prima di tutto, della fede, della speranza, viene la carità; io me ne dimentico spesso!

 
12/09/2013 - Scalfari questo è quanto, poi faccia lei. (claudia mazzola)

Ho letto la lettera del Papa, mi ha stupito già il fatto che abbia scritto a Scalfari, poi la tenerezza e mitezza con cui gli spiega la fede. Un grande esempio di persona eccezzionale mi ha dato Papa Francesco.