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Cronaca

NO TAV/ Cacciari: non la condivido, ma dobbiamo accettare tutti la decisione dello Stato

Una protesta contro la TavUna protesta contro la Tav

Tra i No Tav ci sono delle cellule impazzite, e sarebbe bene che chi coordina il movimento si guardasse all’interno ed espellesse il più rapidamente possibile queste componenti assolutamente provocatorie.

 

Quali metodi vanno usati dalla giustizia per combattere queste cellule impazzite?

Il metodo è la legge. Vanno quindi scoperti i colpevoli e puniti secondo la legge. Non c’è bisogno di inventarsi qualcosa di eccezionale, né tantomeno delle leggi speciali.

 

Ritiene che la decisione di proseguire con l’Alta Velocità vada rispettata da tutti?

Dopo che sulla Tav è stata presa una decisione, chi non è d’accordo ha il diritto di continuare a dire la sua opinione, ma ha anche il dovere di accettare quella che è una logica democratica. A meno che la procedura e le decisioni non siano state prese in modo illegittimo. Esattamente come Berlusconi deve accettare la sentenza di condanna anche ammesso che sia del tutto ingiusta e che lui sia innocente, così un democratico deve accettare la decisone presa a maggioranza negli organi competenti per quanto riguarda la Tav.

 

Continuare a rimettere in discussione una decisione presa rischia di bloccare lo sviluppo dell’Italia?

E’ un problema che non si dovrebbe neanche porre, perché la democrazia non è una discussione permanente. E’ giusto che il dibattito sia il più ampio e partecipato possibile, ma poi si deve giungere a una decisione. Se così non è non è più democrazia, non è più politica, non è più niente.

 

Il modo attraverso cui si è presa la decisione sulla Tav è stato democratico?

Per quello che mi risulta sono stati coinvolti tutti. E’ giusto ricordare che si tratta di un’opera dello Stato e non di questo o quel Comune. Nei singoli consigli comunali sono state assunte delle mozioni anche contrarie, ma la Regione Piemonte e lo Stato centrale hanno deciso di continuare a costruire l’Alta Velocità. Anche il Mose era un’opera dello Stato e il Comune di Venezia non poteva deliberare in via definitiva su questa materia.

 

(Pietro Vernizzi)

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