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Cronaca

PAPA & SCALFARI/ Perché la lettera di Francesco non va giù a certi cattolici?

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Le parole di Papa Francesco sono lineari e sconcertanti per la loro franchezza: “La fede, per me, è l’incontro con Gesù. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e mi ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Ma al tempo stesso che è stato reso possibile dalla comunità di fede in cui ho vissuto (… ). Senza la Chiesa – mi creda – non avrei potuto incontrare Gesù, pur nella consapevolezza che quell’immenso dono che è la fede è custodito nel fragili vasi d’argilla della nostra umanità.” Le parole di replica di Eugenio Scalfari sulla Repubblica del 12 settembre sono a questo punto altrettanto eloquenti quando confessa di non potere che “ammirare un successore di Pietro che rivendica la Chiesa come luogo eletto affinché il sentimento di umanità custodito in vasi d’argilla non venga distrutto dai vasi di piombo che fuori e dentro la Chiesa spezzano i vasi d’argilla. Il Papa mi fa l’onore di voler fare un tratto di percorso insieme. Ne sarei felice.”

È in questo scambio di battute tra un Papa che mette in campo la propria testimonianza dell’incontro con Cristo avvenuto nella Chiesa e grazie alla Chiesa, ed un laico che ne riconosce l’autenticità, che risiede la natura profonda di quanto accade. 

Papa Francesco dialoga con il mondo moderno non solo attraverso l’incontro diretto e immediato con chiunque bussi alla sua porta. Ma anche realizzando un processo di riconoscimento del cuore dell’uomo in ricerca. Il richiamo alla coscienza, che tanto ha colpito Eugenio Scalfari, è nel cuore dell’annuncio evangelico, né può essere diversamente. Siamo pertanto su di un piano assolutamente diverso da quella che potrebbe essere una volontà di “aperture” e di “concessioni” come molti commenti sembrano affrettarsi a ridurre quanto sta accadendo. Qui sta avvenendo molto di più: si tratta infatti del reciproco riconoscimento, dove ciascuno riconosce la verità presente nella coscienza di chi vuole dialogare con lui. Non è la premessa a concessioni ed aperture, ma è la sostanza più autentica di ogni incontro reale: quel riconoscimento del cuore dell’altro, a partire dal quale nasce ogni stima autentica e sincera, ogni rispetto possibile.

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COMMENTI
14/09/2013 - Semplicità (luisella martin)

"La fede per me é l'incontro con Gesù", quando ho letto queste parole che rappresentano esattamente quello che é la fede per me, mi sono rallegrata per quelle parole così semplici, dolci, vere, belle. La colloquialità immediata non é, a mio parere, propria della cultura argentina, anche mio padre, piemontese doc, l'aveva; credo si tratti, insieme alla semplicità dei gesti e delle parole, di una caratteristica dei grandi uomini! Uomini che intendono assumersi le loro responsabilità mettendosi al servizio degli altri, qualunque sia il potere accordatogli dal mondo. Li chiamerei "uomini d'amore" per l'assonanza con i tanti uomini d'onore da cui siamo circondati. Man mano che si sale nella scala sociale gli uomini d'amore diminuiscono e avere fra noi addirittura un -Papa-uomo- d'amore- é una grande gioia per tutte le persone comuni. Preghiamo per lui, come ci ha chiesto.