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IL CASO/ La Consulta proteggerà le "madri segrete" o darà ragione all'europa abortista?

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Un aspetto rilevante di tale questione in concreto parrebbe essere quindi semplice e di facile comprensione: purtroppo ancora oggi talora i nostri telegiornali riportano la notizia di madri che, dopo aver partorito in condizioni precarie, prive di assistenza medica, abbandonano poi i propri figli nei cassonetti, nei bagni pubblici o ai bordi delle strade, con esito talvolta letale per la vita stessa dei neonati; e ciò nonostante la possibilità di partorire in anonimato assicurata in Italia, generalmente nota e pubblicizzata.

Il cosiddetto “parto anonimo” intende evidentemente prevenire tali fenomeni. Lo stesso vale per quelle madri che, pur in condizioni di difficoltà, hanno la possibilità di non ricorrere all’interruzione di gravidanza, donando ai propri figli per lo meno la vita biologica. Sembrerebbe pertanto ovvio intravvedere sullo sfondo dell’istituto il giudizio per cui il figlio, prima di aver diritto a conoscere le proprie origini, dovrebbe per lo meno avere la possibilità di nascere, condizione questa che l’assoluta segretezza al parto assicurata dall’Italia intende facilitare.

Eppure, stranamente, tale argomentazione, pur adombrata, non viene adeguatamente esplicitata né della Corte costituzionale né della Corte europea (fatta eccezione per il giudice dissenziente Andras Sajò), quasi fosse un tabù parlare di tutela della vita del nascituro, con la conseguenza che nel caso di quest’ultima la scelta del legislatore italiano finisce per offrire il fianco ad un giudizio di irragionevolezza.

Sotto altro profilo, poi, la condanna comminata all’Italia per aver privilegiato l’interesse di una sola parte - la madre - nel bilanciamento con  l’interesse del figlio a “conoscere le proprie origini” e con quello di eventuali fratelli o del padre che, in futuro, non potranno essere rintracciati per via della decisione della sola donna, risulta un po’ paradossale. Infatti vi è un altro caso – a tutti noto – in cui viene accordata preminente e assoluta tutela della donna a fronte del sacrificato diritto del figlio e del padre: si tratta della cosiddetta interruzione volontaria di gravidanza.

Per tutte le leggi statali dei paesi europei che permettono l’interruzione volontaria della gravidanza, mai censurati dalla Corte Edu, la decisione sull’eventuale aborto è rimessa alla sola donna, senza alcuna possibilità di interferenza da parte di interessi portati da soggetti terzi e con il sacrificio assoluto dell’interesse di un soggetto coinvolto, il figlio, destinato a perdere il bene primario che è la vita.


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COMMENTI
15/09/2013 - Parto anonimo (Carla D'Agostino Ungaretti)

Troppi diritti contrapposti si scontrano in questo XXI secolo! Il diritto della donna ad abortire contro il diritto del medico all'obiezione di coscienza; il diritto a morire di chi è stanco della vita contro il diritto di chi non vuole aiutarlo; adesso il diritto della donna a partorire anonimamente contro il diritto del figlio a conoscere le proprie origini biologiche. Ma perché i figli adottati vogliono conoscere per forza le loro origini? Perché vogliono per forza riaprire vecchie ferite che probabilmente si sono cicatrizzate a costo di infinito dolore? Non hanno già due genitori che li hanno amati e allevati? Perché non cominciamo invece a parlare di doveri? Per esempio del dovere primario di rispettare la vita, sia biologica (nascente o terminale) che quella affettiva e sociale di chi è riuscito a farsene una nuova e tenta disperatamente di cancellare antiche tragedie personali. Ci riempiamo la bocca di diritti, ma dimentichiamo che il nostro primo dovere è quello di non far del male, fisico o morale, agli altri.