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IL CASO/ La Consulta proteggerà le "madri segrete" o darà ragione all'europa abortista?

Pubblicazione:sabato 14 settembre 2013

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Come ci si poteva aspettare, in seguito alla pronuncia della Corte dei diritti dell’uomo Godelli vs Italia del 25 settembre 2012, dinanzi alla nostra Corte costituzionale è stata sollevata la questione di costituzionalità dell’art. 28 comma 7 della legge 184/1983, che disciplina il cosiddetto parto anonimo.

In sintesi, il Tribunale per i minorenni di Catanzaro, che ha investito la Corte della questione, sulla scorta della sentenza della Corte europea - che ricordiamo, secondo il nostro ordinamento, è fonte di obblighi per il nostro paese, trattandosi di  decisione attuativa di un trattato internazionale di cui l’Italia è contraente - ritiene che il permettere l’anonimato assoluto e irreversibile per le donne che non vogliono riconoscere il proprio bambino al momento del parto costituisca una violazione del diritto del figlio a conoscere le proprie origini.

Secondo l’impianto della sentenza della Corte europea, fatto proprio dai giudici remittenti, l’impossibilità di conoscere le proprie origini per l’adottato incide sul diritto fondamentale all’identità personale, dal momento che la conoscenza della propria famiglia biologica e delle proprie radici costituisce un elemento cruciale per la costruzione culturale, nazionale e sociale della persona umana.

Il diritto del figlio all’identità personale, secondo la Corte europea, sarebbe stato violato dalla scelta dello Stato italiano di accordare tutela assoluta e preminente al diritto della madre a conservare l’anonimato al momento del parto. La Corte europea, difatti, ha condannato l’Italia perché nel bilanciamento tra i due diritti avrebbe ecceduto nella protezione dell’interesse della madre, sacrificando integralmente quello del figlio.

Per la verità la Corte costituzionale italiana, prima della pronuncia della Corte europea, nel 2005 era già stata investita del vaglio di costituzionalità della medesima norma, formulandone un giudizio positivo in considerazione della sua finalità. Scopo della norma, secondo la Corte, è tutelare la gestante che in situazioni di difficoltà abbia deciso di non tenere con sé il bambino, offrendole la possibilità di partorire in una struttura sanitaria adeguata, in modo che il parto avvenga nella situazione più tutelante possibile, sia per la madre che per il figlio, e dall’altra parte distogliere la donna da quelle la che Corte indica, un po’ cripticamente, come “decisioni irreparabili, ben più gravi per il figlio stesso”.

Tali possibilità - a giudizio della Corte - potrebbero essere minate se la donna potesse, in un futuro imprecisato e su richiesta di un figlio adulto e mai conosciuto, essere interpellata per revocare o modificare la dichiarazione di volontà di rimanere anonima data all’atto del parto.


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COMMENTI
15/09/2013 - Parto anonimo (Carla D'Agostino Ungaretti)

Troppi diritti contrapposti si scontrano in questo XXI secolo! Il diritto della donna ad abortire contro il diritto del medico all'obiezione di coscienza; il diritto a morire di chi è stanco della vita contro il diritto di chi non vuole aiutarlo; adesso il diritto della donna a partorire anonimamente contro il diritto del figlio a conoscere le proprie origini biologiche. Ma perché i figli adottati vogliono conoscere per forza le loro origini? Perché vogliono per forza riaprire vecchie ferite che probabilmente si sono cicatrizzate a costo di infinito dolore? Non hanno già due genitori che li hanno amati e allevati? Perché non cominciamo invece a parlare di doveri? Per esempio del dovere primario di rispettare la vita, sia biologica (nascente o terminale) che quella affettiva e sociale di chi è riuscito a farsene una nuova e tenta disperatamente di cancellare antiche tragedie personali. Ci riempiamo la bocca di diritti, ma dimentichiamo che il nostro primo dovere è quello di non far del male, fisico o morale, agli altri.