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SANTO DEL GIORNO/ Il 14 settembre si festeggia Sant'Alberto di Gerusalemme

Sant’Alberto, vescovo, trasferito da Vercelli a Gerusalemme, scrisse una regola per gli eremiti del monte Carmelo e fu ucciso mentre celebrava la festa della Santa Croce

Sant'Alberto di Gerusalemme Sant'Alberto di Gerusalemme

Il 14 settembre, nel calendario della Chiesa Cattolica, viene ricordato un religioso che ha saputo distinguersi per la propria fede e con la propria carità umana manifestata in diverse occasioni e che soprattutto non era guidata da alcuna discriminazione di razza e religione. Stiamo parlando di Sant'Alberto di Gerusalemme. Sant’Alberto il cui vero nome è Alberto Avogadro dei Conti di Sabbionetta, era di origini francesi anche se la sua nascita è avvenuta in territorio italiano nel corso dell’anno 1149 presso Gualtieri, centro ubicato all’interno della regione dell’odierna Emilia Romagna e che all’epoca dei fatti veniva denominato Castel Gualtieri, anche se questa corrispondenza non è mai stata appurata in maniera chiara. Delle origini e dei primi anni di vita di Alberto non si sa pressoché nulla se non che la sua era una famiglia piuttosto benestante anche perché di discendenze nobili. Il periodo storico nel quale è vissuto Alberto è piuttosto particolare. La Chiesa Cattolica aveva un'incredibile influenza sul mondo occidentale conosciuto e spesso il Papa, riusciva dimostrarsi molto più potente dei principali sovrano a capo delle più grandi potenze europee come ad esempio l’Inghilterra e la Francia. Infatti, sono gli anni delle crociate tese a riconquistare Gerusalemme e le terre dove Gesù Cristo si era manifestato al mondo e aveva mostrato di essere il figlio di Dio venuto per espiare le colpe e i peccati dell’umanità. Tornando alla vita di Alberto che è stata molto influenzata dalle crociate, pare che intorno ai 13-14 anni decise di intraprendere un percorso che lo avvicinasse ulteriormente al Signore, entrando a far parte dell’ordine dei Canonici Regolari di S. Croce di Mortara nella odierna provincia di Pavia. Col passare degli anni mostrò le sue indubbie doti di grande oratore e di uomo dalla fede incrollabile, tant’è che all’età di circa 30 anni venne nominato priore dell’ordine. Passarono soltanto cinque anni che la sua straordinaria forza d’animo e la capacità di essere da guida per gli altri, lo portarono a essere nominato prima Vescovo di Bobbio e in seguito della città di Vercelli. La sua gestione fu davvero molto apprezzate da tutti a partire dalla povera gente fino ai signori potenti che all’epoca vivevano nella città italica. La sua permanenza a Vercelli durò venti lunghi anni, al termine dei quali gli venne assegnato un compito ben più gravoso e ossia di cercare di mediare non solo da un punto di vista spirituale ma anche politico tra le città di Parma e Piacenza, che all’epoca avevano tantissimi motivi di contrasto e tra Milano e Pavia. I suoi servigi furono particolarmente apprezzati tant’è che sia il Pontefice Clemente III e sia l’Imperatore Federico Barbarossa gli conferirono un importante riconoscimento. Nel 1205 fu Papa Innocenzo III a dargli il compito di spostarsi nella terra di Israele con il titolo di Patriarca Latino di Gerusalemme con il chiaro compito di fare le veci del Papa nella Terra Santa, che da anni era stata per motivi religiosi e non solo, teatro di grandi battaglie e spargimenti di sangue nel nome delle due religioni che si contendevano il diritto di governare la città. Tuttavia per compiere il proprio dovere in Palestina, in ragione del fatto che l’esercito di Saladino era riuscito a riprendere Gerusalemme, dovette stare a San Giovanni Acri. Il suo impegno fu straordinario e in particolar modo quello di riuscire a far convivere pacificamente, tema ancora oggi molto attuale, fedeli cristiani con quelli islamici.