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ABORTO/ Quel sacchetto che lava la coscienza dei benpensanti

Perché, si chiede DAVIDE ROSATI, un feto abbandonato in un cassonetto tra la spazzatura genera sdegno mentre le morti causate dall’aborto sembrano non importare a nessuno?

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

“Orrore a Napoli, feto nel cassonetto!”, questo è uno dei tanti titoli sui giornali degli ultimi giorni relativi all’ultimo caso di ritrovamento di un feto abbandonato tra la spazzatura. Eppure dietro il dramma di quel bambino di 5-6 mesi si nasconde una grande ipocrisia. Perché se parliamo di “cassonetto” gridiamo all’orrore, mentre invece va tutto bene se si tratta di un sacco dei rifiuti del reparto ginecologia? Il contenuto è lo stesso, eppure uno fa orrore, l’altro no, dov’è la differenza? L’orrore che proviamo è legato al percorso di smaltimento che seguirà o c’è dell’altro? Cosa cambia per quel bambino se a eliminarlo è un medico, la sua stessa mamma o qualche “mammana”?

L’unica vera differenza tra un feto che finisce tra i rifiuti speciali e quello che finisce nel cassonetto della spazzatura (o nello scarico del WC) è che ogni tanto qualcuno vede cos’è un feto e si accorge che è un bambino e così scatta l’orrore. Ecco quindi il vero punto della questione: ci da fastidio solo ciò che vediamo. Ci fa orrore vedere un bambino trattato in quel modo e così parte l’ennesima e ipocrita caccia al mostro, che in fondo ha come unica colpa quella di averci mostrato cosa significa eliminare una vita fragile e indifesa.

Eppure di quei gesti macabri, diversi solo nella forma, ma uguali nell’esito, ne capitano circa 120.000 ogni anno. Di questi orrori ne accade ogni quattro nati. Se veramente ci fa orrore vedere un feto gettato nella spazzatura, dovremmo scandalizzarci 330 volte al giorno, tante quante sono le vite umane che ogni giorno subiscono quello stesso destino. Eppure, non vedendoli, le nostre coscienze non saranno turbate da questo orrore e tutto continuerà ad accadere nella più assoluta indifferenza, fino a quando non si vedrà un altro feto nel cassonetto.

Ci hanno anestetizzato con la parola “feto”, usata artificiosamente per cercare di negare che quello è un bambino, cercando di farci credere che è qualcosa di diverso, qualcosa che conta meno. Così a questo bambino, nell’intimo del ventre materno e nel chiuso di una stanza di ospedale, si può fare di tutto, perché tanto è una cosa diversa, è un “feto” non un bambino. Ma la realtà è testarda, e ogni tanto capita qualcosa che ci fa uscire da questo torpore, da questa indifferenza, e drammaticamente ci porta alla luce che quell’essere, che lo si chiami feto o bambino, è sempre un essere umano la cui dignità non merita quel supplizio. Chi non si commuoverebbe pensando a cosa può aver provato quell’essere indifeso prima di morire? Ha avuto freddo? Ha avuto fame? Ha avuto sete? Certo, ha provato tutto questo e ancora di più, ha atteso inutilmente il calore di sua mamma, fino all’ultimo vagito.


COMMENTI
16/09/2013 - Feto o non feto (Davide Rosati)

Gentile Crippa, la ringrazio del suo rilancio. A mio avviso non diciamo cose diverse, perchè in fondo chiamandolo feto, si evita (in tutto il mondo) di parlare di omicidio, non essendo il feto portatore di diritti. L'eliminazione del suffisso "cidio" è stato fatto attraverso l'anestetica parola "feto", che nell'immaginario collettivo appare come quacosa di astratto, di difficile comprensione, come una parola per addetti ai lavori. Però quando poi lo si vede dal vero, quando dal cassonetto esce un feto e si vede che ha tutte le caratteristiche di un bambino, allora quel sonnifero perde il suo potere, e la realtà si impone agli occhi di tutti: quello è un bambino. Allora, capisce che non diciamo cose molto diverse, perchè l'eliminazione della consapevolezza che l'aborto è equivalente ad un omicidio, è stata ingannevolmente rotta con l'introduzione della parola "feto". Ecco quindi che sono da elogiare le iniziative come quella del Movimento per la Vita "Uno di noi", che mirano al riconoscimento dell'embrione e del feto al pari di un essere umano. Più debole mi sembra invece l'anagrafe dei feti, che introduce il peso come criterio per definire se un feto ha diritto a vivere oppure no. Accetteremmo che qualcuno dicesse che gli obesi hanno più diritto a vivere delle persone magre?

 
15/09/2013 - e i politici cattolici dove sono? (Alberto Pennati)

Dove sono i politici cattolici? Cosa stanno facendo per cambiare una legge omicidia come quella sull'aborto? Sono rimasti alla firma sulla legge del cattolico Andreotti? O sono impegnati a raggiungere altri obiettivi come è intendimento del cattolico Vendola?

 
15/09/2013 - Adottiamo il termine "feticidio"! (Giuseppe Crippa)

Raccolgo anch’io l’invito di Davide Rosati a finirla con l’ipocrisia di chi mostra orrore per la scoperta di un feto in un cassonetto e nulla dice per quanto avviene ogni giorno in un qualunque ospedale italiano… Credo però che Rosati non colga completamente nel segno quando afferma che “ci hanno anestetizzati con la parola feto”. La verità – e il punto da cui ripartire se vogliamo ingaggiare una battaglia sulle parole – è che ci hanno anestetizzati con la censura del suffisso “cidio” (dal latino caedere, uccidere, da cui omicidio), nascosto da termini decisamente più ovattati quali “aborto”, “interruzione volontaria della gravidanza”, “IVG” ecc. Torniamo a sottolineare esplicitamente che si tratta di una interruzione violenta di una vita in atto, utilizzando in ogni occasione il neologismo, che si affiancherebbe ad un termine simile di molto moda oggi, di FETICIDIO!