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Cronaca

BEATO PUGLISI/ Agliastro (giudice): ucciso perché toglieva i bambini a Cosa nostra

Don Pino Puglisi (Infophoto)Don Pino Puglisi (Infophoto)

Quelli morali derivavano dall'impegno di padre Puglisi volto a stimolare nelle persone la crescita di valori che si contrapponevano a quelli dei mafiosi. Quanto a quelli religiosi possiamo dire che è emersa con chiarezza dalle dichiarazioni rese dai tanti testi che abbiamo sentito nel processo, la spinta alla crescita spirituale della comunità, non disgiunta dall'impegno sociale. Collaboravano in molti nel quartiere, soprattutto giovani, ma per la loro generosa attività, essi venivano intimiditi, picchiati, danneggiati nei loro beni, per il fatto che aiutavano quella chiesa coraggiosa, svolgevano attività parrocchiale e intrattenimento dei bambini della zona.

 

E dal punto di vista processuale questo che riscontri ha avuto?

Abbiamo ricostruito tutti i danneggiamenti materiali subiti da queste persone - nelle autovetture o nelle abitazioni - e il clima che, di conseguenza, si respirava nel quartiere. Il mafioso locale percepiva che questi valori, di legalità, di solidarietà, di sostegno morale, veicolati dalle omelie e dall'azione pastorale del parroco, si ponevano in assoluto contrasto con gli pseudo valori, per noi disvalori, che i criminali esprimevano: il mafioso che sa sparare, che sa intimidire, che sa imporre il pizzo, tutti codici valoriali tipici dell'ordinamento mafioso. In questa guerra si contrapponevano la solitudine del prete (al di là dei suoi collaboratori) da una parte ed una struttura militare dall'altra efficiente ed operativa nel quartiere. I valori positivi che abbiamo elencato venivano difesi strenuamente in quella che io ho definito nella motivazione della sentenza enclave (la parrocchia, la scuola, il commissariato).

 

Nella sentenza si fa spesso riferimento all'impegno di don Puglisi verso i bambini. Perché avete ritenuto così importante questo collegamento con la sua attività?

Abbiamo ritenuto che uno dei motivi che hanno portato alla morte di don Puglisi sia stato proprio questo: il prete chiamava nella sua parrocchia  tutti i bambini e li coinvolgeva in varie attività e iniziative, per levarli dalla strada. A Brancaccio, in modo particolare, tradizionalmente e storicamente i ragazzi vengono reclutati come manodopera del serbatoio che dopo servirà a individuare i migliori che diventeranno uomini d'onore. Ma la mafia non si serve solo degli uomini d'onore, bensì di tutto un terreno sociale che le ruota attorno e che le consente di operare sul territorio. In assoluto uno dei moventi più importanti per i mafiosi era che il sacerdote toglieva i bambini dal serbatoio cui la mafia attingeva. Quindi i mandanti dell'assassinio non potevano rimanere inerti di fronte a tale attività.

 

Nella sentenza viene citato anche il temine "martirio". In che senso lo avete usato?

Desidero subito precisare che per noi si tratta di un martirio "civile", perché abbiamo analizzato i comportamenti di Puglisi sul piano civile, senza peraltro ignorare che si trattava di un sacerdote. Per noi è stato un sacerdote modello e un modello di sacerdote: abbiamo cioè ricostruito la sua figura come un modello da riproporre ai giovani e come un sacerdote-modello da affiancare a tanti altri sacerdoti martiri nella storia della Chiesa. Il nostro compito di giudici si ferma qui: ricostruire storicamente e processualmente tutta la vicenda. Ai teologi il compito di proseguire.

 

Cosa l'ha particolarmente colpita in questo processo?