BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

BEATO PUGLISI/ Agliastro (giudice): ucciso perché toglieva i bambini a Cosa nostra

MIRELLA AGLIASTRO, giudice a latere del processo che comminò l’ergastolo agli assassini del beato Padre Puglisi, parla del martirio del prete del quartiere Brancaccio. Di Francesco Inguanti

Don Pino Puglisi (Infophoto) Don Pino Puglisi (Infophoto)

Il 15 settembre di vent'anni fa veniva ucciso a Palermo, nel quartiere Brancaccio, don Pino Puglisi, sacerdote proclamato beato lo scorso 25 giugno. La Chiesa ha riconosciuto il martirio del sacerdote palermitano in odium fidei, decretando così che la causa della sua morte sia derivata dall'odio che la mafia portava alla sua attività pastorale e missionaria. Per la mafia non era più tollerabile la presenza di quel sacerdote, perché si poneva in netta contrapposizione con il controllo delle persone e delle coscienze che essa esercitava sugli abitanti del quartiere.

Uno tra gli elementi decisivi che ha condotto la Congregazione delle Cause dei Santi a decretare, dopo un lungo iter processuale partito nel febbraio del 1999, la sua beatificazione è certamente il materiale probatorio dei tre processi che hanno portato alla condanna definitiva di esecutori e mandanti. Questo lungo percorso è dettagliatamente ricostruito nel libro di mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace "Padre Pino Puglisi beato. Profeta e martire" (Ed. San Paolo), l'ultimo postulatore della causa di beatificazione, che è stato recentemente presentato al Meeting di Rimini.

Mirella Agliastro, attualmente sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Palermo, è stata giudice a latere del processo svoltosi innanzi la Corte d'assise che applicò l'ergastolo agli assassini di don Puglisi ed è colei che ha materialmente redatto le motivazioni della sentenza di condanna.

Non ha mai accettato finora interviste "come scelta di riserbo e riservatezza, convinta come sono che i giudici devono parlare soltanto con i loro provvedimenti". Ma poi spiega con grande cordialità che non si è mai sottratta all'impegno civile, soprattutto verso i giovani, e che proprio in chiave di testimonianza è disponibile a ripercorrere l'iter processuale "che portò alla condanna all'ergastolo degli esecutori materiali dell'infame delitto". Coerente con il suo stile sobrio e riservato ci riceve nella sua stanza del tribunale di Palermo.

 

Dottoressa Agliastro, ci spiega in cosa consiste l'attività di un giudice a latere che deve scrivere le motivazioni di una sentenza? 

Il primo dato da cui partiamo è la ricerca delle prove a carico degli imputati tratti a giudizio e l'impegno ad andare a fondo nell'esame dei dati processuali acquisiti; passiamo poi alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda giudiziaria, collegando gli indizi, le testimonianze, le deposizioni, la documentazione, gli esiti delle perizie tecniche e medico-legali, per pervenire ad una spiegazione del fatto delittuoso attraverso il coordinamento di tutti gli elementi di prova che hanno fatto ingresso nel processo.

 

Quindi?