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TONNO RADIOATTIVO/ Contaminato da Fukushima? No, l'allarme su Internet è una bufala

E’ allarme tonno radioattivo, almeno secondo un messaggio che sta circolando in queste ore su internet che parla di una contaminazione di Fukushima. Si tratta in realtà di una bufala.

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E’ allarme tonno radioattivo, almeno secondo un messaggio che sta circolando in queste ore su internet. Le confezioni su cui sono riportate le sigle FAO 61 o FAO 71, si legge, proverrebbero dalle acque del Giappone, le stesse dove sono state riversate quelle contaminate di Fukushima. “Molti produttori – recita ancora il messaggio - fanno inscatolare il tonno in località non sospette con etichette italiane o europee per non far capire che il pescato proviene dal Giappone”, quindi l'autore sconosciuto consiglia vivamente di controllare sempre il numero Fao. A mettere chiarezza è però intervenuto il sito “ioleggol’etichetta”, secondo cui si tratta di una bufala: l’allarme, viene spiegato, è ingannevole perché vengono messe in relazione due zone diverse: “Quella 61 che riguarda Oceano Pacifico del Nord Ovest, zona che comprende l’area del Giappone, dove non viene pescato il tonno qualità pinne gialle commercializzato e venduto in scatola in Italia”, e quella “71 antistante Filippine, Indonesia, Papua Nuova Guinea e Australia del Nord, questa sì zona di pesca del tonno pinne gialle, ma distante migliaia di km di distanza dalla zona del disastro nucleare”. Il tonno pinne gialle, cioè quello venduto nei supermercati e confezionato in scatola o vetro, è pescato nella zona 71, “caratterizzata da calde acque tropicali molto più calde rispetto a quelle della zona 61 dove non è presente questa tipologia di tonno per le temperature più fredde”, ma resta il fatto che il confine della zona FAO 71 “dista 4000 km da Fukushima e quello a Sud raggiunge l’Australia”. L’unica zona eventualmente a rischio è quella 61, dove “è pescato altro tipo di pesce, come il tonno rosso che si trova anche nel Pacifico Nord Occidentale e nel Mar Mediterraneo”. Si tratta tra l'altro di una zona che è stata anche oggetto anche di controlli e di raccomandazioni da parte dell’Ue che ha dato mandato ai Paesi membri di fare controlli a campione per controllare il quantitativo di Caesio-134 e Caesio-137. Per convincere ancor di più i consumatori che l’allarme lanciato è in realtà fasullo, sono stati resi noti i risultati di uno studio apparso sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” a firma di Nicholas S. Fisher della Facoltà di scienze marine e atmosferiche della Stony Brook University, nello Stato di New York: dopo aver calcolato le dosi a cui è stato esposto l’insieme della flora e della fauna del Pacifico e le possibile conseguenze sanitarie per l’essere umano, è stato appurato che il rischio per il livello di esposizione della popolazione statunitense è assolutamente trascurabile perché molto inferiore al livello di radioattività naturale.

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