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DISPERSI COSTA CONCORDIA/ Chi sono Russel Rebello e Maria Grazia Trecarichi

Ora che il recupero della Costa Concordia è cominciato, le speranze di ritrovare i resti dei due dispersi del naufragio ritornano. Ma chi sono Russel Rubello e Maria Grazia Trecarichi?

Costa Concordia (Foto: Infophoto) Costa Concordia (Foto: Infophoto)

Ora che la Costa Concordia è stata raddrizzata, recuperare i dispersi sarà una delle priorità assolute. Sono due le persone che, ancora, non sono state ritrovate. Russel Rubello e Maria Grazia Trecarichi. Ora saranno cercate dai Rov, i robot meccanici subacquei che scandaglieranno il fondo del mare per trovare le ultime due salme. Che, come aveva rivelato il comandante dei vigili del fuoco di Grosseo, Ennio Aquilino, potrebbero essere rimaste incastrate tra la lamiere e il fondale.

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Russel morì facendo avanti e indietro sul ponte della nave, mentre soccorreva gli altri passeggeri. Anche Maria Grazia morì per un atto d’amore. Lasciò, infatti, il suo posto sulla scialuppa di salvataggio alla figlia. Aveva 50 anni, era siciliana, di Enna, e aveva deciso di festeggiare il suo 50entesimo compleanno con una lunga crociera. Con lei c’era sua figlia Stefania, allora 17enne, il fidanzato della giovane e la sua migliore amica, Luisa. Maria Grazia aveva offerto il viaggio a tutti.Quel tragico 13 gennaio del 2012, mentre la nave si stava inclinando, aveva voluto che la figlia vivesse al suo posto e, mentre stava venendo tratta in salvo, era riuscita a contattarla per telefono. Per rincuorarla. Le aveva detto che pure lei era in procinto di imbarcarsi su una piccola lancia, di non preoccuparsi. La sua voce era apparsa calma, e tranquilla. Stefania le aveva creduto. Maria Grazia stava mentendo. Sapeva che se la ragazza si fosse angosciata per le sorti della mamma, sarebbe tornata indietro a cercarla, rischiando così la vita. Dopo quella piccola bugia aveva chiamato l’amico Pippo Lombardo. Una telefonata drammatica, di 12 minuti.Gli aveva rivelato che la nave stava continuando a inclinarsi, e che lei e l’amica, rimaste aggrappate alla nave sul lato di dritta, stavano inesorabilmente cadendo in acqua. Dopo, il nulla. Luisa, anche lei morta nel naufragio, è stata ritrovata. Stefania e il fidanzato si sono miracolosamente salvati. Maria Grazia è, invece, scomparsa nel nulla. Elio Vincenzi, il marito, non ha ancora smesso di cercarla. E, perché nessuno si dimentichi di lei e del suo atto eroico, ha lasciato una targa in fondo al mare dell’isolotto de Le Scole.

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Russel Rebello lavorava come cameriere sulla nave Costa Concordia. Il 33enne indiano ha cercato di salvare il maggior numero di persone possibili prima che lo scavo affondasse, e poi è scomparso misteriosamente. A distanza di 20 mesi il suo corpo non è stato ancora trovato, come pure quello dell’italiana Maria Grazia Trecarichi che era tra i passeggeri. I familiari di Rebello hanno assistito alla complessa operazione di salvataggio in diretta davanti alla tv. Il cameriere 33enne è stato definito un eroe per essere rimasto sulla nave fino all’ultimo per cercare di salvare chi non ce la faceva da solo a uscire dalla nave, cedendo persino il suo giubbotto di salvataggio a un passeggero. L’uomo, sposato e padre di due figli, aveva iniziato a lavorare per la Costa Concordia solo pochi mesi prima dell’incidente al largo dell’isola del Giglio. L’ultima volta che è stato visto si stava dirigendo al punto di raccolta nel ristorante all’interno della nave. Le autorità sono convinte del fatto che Rebello e Trecarichi siano rimasti impigliati in un giubbotto di salvataggio che non sarebbe riuscito a restare a galla al momento dell’affondamento della nave. Kevin, fratello del cameriere indiano, dirige un fitness center a Milano, e ogni volta che legge le notizie sulla Costa Concordia gli viene un groppo in gola.

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Intervistato da Ilsussidiario.net nel primo anniversario del naufragio, aveva raccontato il momento drammatico in cui si era reso conto che Russel si trovava proprio sulla nave finita contro gli scogli. Andando sulla pagina di Facebook di Russel, Kevin aveva trovato il messaggio di un amico rivolto al fratello: “Quando arrivi sulla Concordia chiamami, così facciamo colazione insieme”. In quel momento gli si era gelato il sangue. “Voglio riportare a casa il suo corpo, in India, nella nostra città, dove potremo dargli un degno funerale e una degna sepoltura – aveva detto Kevin del fratello nell’intervista a Ilsussidiario.net -. Noi siamo cattolici, questo ci aiuterà a pregare ancora di più per la sua anima”. E aveva concluso parlando di Salvatore Schettino: “Anche Giovanni Paolo II ha perdonato colui che aveva tentato di assassinarlo. Rancore e vendetta non hanno senso e non aiutano: siamo esseri umani e siamo cristiani, per noi il perdono dev’essere la norma”.

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