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RECUPERO COSTA CONCORDIA/ Una partita a scacchi tra imprevisto e ingegno

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Il relitto della Costa Concordia (Infophoto)  Il relitto della Costa Concordia (Infophoto)

Riprese con l’elicottero in diretta in streaming sul web, centinaia di giornalisti, un canale dedicato su Sky, interventi di esperti, meteorologi, fisici, pochissimi ingegneri… tutto questo per vedere una nave che in maniera lentissima, impercettibile, sta ruotando su se stessa. Probabilmente la gente si aspettava qualcosa di clamoroso, un ribaltamento veloce, qualcosa di spettacolare. Invece, per fortuna, la lentezza esiste ancora in questo mondo. Sicuramente ci sono stati dei disagi per gli abitanti dell’isola del Giglio, ma questa operazione è bellissima proprio per la sua tempistica e incertezza.  Non ha capito proprio niente il giornalista che in conferenza stampa chiedeva: “ Quando saranno ripristinati i collegamenti marittimi?” come per dire :” Quando potrò andarmene da qui, tanto non c’è niente di spettacolare da vedere e quello che c’era l’abbiamo già consumato?”. Quello che stiamo vedendo in tv non è un atto di forza, di potenza, di superbia dell’uomo contro la natura, ma è un lento balletto, un lentissimo susseguirsi di equilibri precari, una partita a scacchi tra la gravità e l’ingegno umano, dove l’uomo deve utilizzare il massimo delle sue conoscenze teoriche, tecniche, meccaniche e una grande dose di intuito, sensibilità non per superare la fisica, ma per utilizzarla a suo vantaggio. Nessuno può sapere con precisione come si comporterà la nave, se riuscirà a galleggiare stabilmente, si preannunciano ancora molti mesi di lavoro prima che possa lasciare il Giglio. 

La Uss. Oklahoma è affondata durante il viaggio verso il cantiere di smaltimento, dopo essere stata perfettamente raddrizzata. Se tutto riuscisse ad andare in porto (nel vero senso della parola), al di là di tutte le questioni sullo smaltimento (si parla di Piombino, Palermo, Turchia, Cina, India),  è davvero interessante notare come questo rotolamento sia stato effettuato da due aziende leader, una americana, la Titan, l’altra italiana, Micoperi, che sono riuscite a lavorare in sintonia per effettuare un recupero creduto quasi impossibile.



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