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CARRON/ L’uomo moderno alla ricerca della luce

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Papa Francesco descrive, Vangelo alla mano, come sia stata possibile, fin dall’inizio del cristianesimo, la fede come una adesione ragionevole. Questa adesione poggia tutta sul riconoscimento di quella “autorità” di Gesù «che emana da dentro e che si impone da sé», che gli era stata data da Dio «perché egli la spenda a favore degli uomini». «L’originalità della fede cristiana fa perno sull’incarnazione del Figlio di Dio», che «non è rivelata per marcare una separazione insormontabile tra Gesù e tutti gli altri». Al contrario, continua il Papa, «la singolarità di Gesù è per la comunicazione, non per l’esclusione». Questo significa che è possibile cogliere la verità della fede - la luce che dissolve le tenebre - solo all’interno di una relazione.

Come ha osservato acutamente Salvatore Veca, «il Pontefice espone un’idea della verità fondata su una relazione. Non è certo una verità mutevole, ma è impossibile isolarla, immunizzarla da contatti esterni, scolpirla nella roccia, perché vive solo nella relazione ed è quindi per sua natura aperta» (Corriere della Sera, 12 settembre2013). Potrà mai interessare la luce della fede a un uomo che non vuole rinunciare a niente della sua ragione e della sua libertà? Non la sentirà come una costante mortificazione della propria umanità? Per dirla con Dostoevskij, «un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Nietzsche accusava la fede cristiana, scrive il Papa nella Lumen fidei, di avere «sminuito la portata dell’esistenza umana, togliendo alla vita novità e avventura. La fede sarebbe allora come un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani» (n. 2). L’enciclica non si sottrae a questa sfida, addirittura la rilancia: «Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla meta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione» (n. 3).

La luce della fede, invece, interesserà solo a chi non riduce la propria umanità e il proprio desiderio. In questo senso, è stato per me commovente vedere due persone come Francesco e Scalfari confrontarsi da uomini sulla propria strada del vivere. È in questo il valore del dialogo instaurato dal Papa, come indicazione alla Chiesa di quale sia la strada da percorrere per un vero e autentico confronto. Non è forse questo il compito dei cristiani e della Chiesa? Testimoniare che razza di luce introduce la fede nella vita per affrontare le vicende di tutti. A coloro che li incontrano spetta verificare se realmente questa luce può essere utile per illuminare la loro vita. È il rischio che ha corso Dio diventando uno tra gli uomini.