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Cronaca

PAPA E POLITICA/ Giovagnoli: Francesco ha liquidato l'illusione di "Mani pulite"

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Oggi, in Italia, sono evidenti gli esiti fallimentari della rivoluzione di Mani pulite lanciata venti anni fa, quando la società civile ha creduto di poter liquidare un intero ceto politico affermando la superiorità morale dei cittadini comuni su chi si occupa di politica. Ma è raro che, nella stessa società, chi governa sia radicalmente diverso da chi è governato e, perciò, molte rivoluzioni sono tali solo in apparenza e si concludono con esiti fallimentari.

Pregare per chi governa è, invece, sicuramente rivoluzionario. Spinge a riconoscere la trave nel proprio occhio, prima di insistere sulla pagliuzza negli occhi dell'altro, a mettere in discussione la propria lontananza e il proprio disinteresse, il proprio vittimismo e il proprio protagonismo. Pregare significa, soprattutto, rinunciare alla propria violenza. Nel circolo vizioso dell'irresponsabilità che unisce governati e governanti si nasconde infatti molta violenza. Papa Francesco ci fa capire che la rabbia dei cittadini verso i politici e la politica non può essere giustificata né tantomeno alimentata, perché non mira né a cambiare la realtà né a costruirne una nuova, ma a conservare i propri privilegi e a distruggere il bene comune. Ha torto Beppe Grillo quando nasconde il vuoto di proposta politica del Movimento 5 Stelle alimentando torbidamente questa rabbia, ha altrettanto torto Berlusconi quando fa lo stesso alimentando la sfiducia contro le leggi e le istituzioni. Fa male Renzi quando fa credere che basti rottamare i "vecchi" (gli altri) e fare spazio al "nuovo" (lui stesso) per cambiare davvero le cose. E l'elenco potrebbe continuare. 

Anche la Chiesa e i cattolici sono abituati ad ascoltare le prolusioni dei presidenti della Cei sulla situazione politica del paese. Ora, forse, la radicalità di papa Francesco chiede a tutti di più.

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COMMENTI
20/09/2013 - uno spiraglio (luisella martin)

Sentendo i politici dello stesso governo lanciarsi le solite reciproche accuse, ho avuto per un attimo l'impressione che non usciremo da questa lunga crisi se non nascerà una nuova classe politica. Il dottor Giovagnoli ha illuminato, con le sue parole, l'aspetto strettamente politico dell'omelia del Papa, indicando nella relazione tra corruzione e malgoverno la causa della difficoltà che incontra il nostro Paese a rialzarsi. Non servirà far rinascere un fortunato partito, nè é servito improvvisare un movimento politico dalla protesta urlata nelle piazze come si fosse in uno studio televisivo, mentre il tentativo di smacchiare le fiere (che nascondeva solo la voglia di potere) é svanito. L'unico spiraglio é che in tutti i politici, di qualunque partito siano, si risvegli la coscienza. Per questo bisogna pregare.