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ELEONORA CANTAMESSA/ La mamma Mariella: non ho rancore, affido tutto al giudizio di Dio

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Eleonora Cantamessa  Eleonora Cantamessa

Il sacrificio è la donazione che fai senza calcolo, secondo me. Mi ha riferito l'amico - quello che era con lei quella sera - di aver voluto tirare dritto perché aveva capito che era pericoloso. Lei in modo determinato, quasi brusco, gli ha imposto di fermarsi. Torna indietro, gli ha detto, perché io sono un medico e ho un preciso dovere verso chi sta soffrendo. Lo ha fatto tornare indietro non ha quasi fatto in tempo a fermare la macchina che lei era già scesa per dirigersi verso la persona che è morta insieme a lei. 

Non ha pensato a nulla se non alle persone da soccorrere...
Quello di quella sera non era un normale incidente, non era un normale ferito di un normale incidente stradale. Un conto è fermarsi in quei casi, ma lì c'era una rissa, una guerra. Io per prima che sono sua madre e adesso mi sento un vigliacca a dirlo, avrei tirato avanti. Le dico di più: se ero sulla macchina le davo due schiaffi per non farla scendere. Era proprio una situazione di pericolo. Pensi che Eleonora aveva paura di girare da sola la sera: mi sono domandata dove ha trovato quel coraggio. 

Ha fatto qualcosa che andava pur oltre le sue doti che si conoscevano. 
Qualche sera fa hanno organizzato una fiaccolata sul posto in cui è morta. Ho potuto vedere quel posto, ho visto il prato dove è stata scaraventata, ho visto quel buio scarsamente illuminato dai lampioni. Quel posto trasmetteva un senso di paura e continuo a chiedermi come ha fatto a non aver paura. Forse il senso del dovere e della generosità non le ha fatto più pensare a niente. 

Sono domande che restano aperte. 
In questi giorni ho pensato che forse il fatto stesso che facesse la ginecologa, che aiutasse i bambini a venire al mondo le avesse dato un concetto particolare della vita che solo chi aiuta a far sbocciare la vita può avere. Probabilmente aveva un modo di valutare la vita più grande di quello che abbiamo noi. Continuo a pensare a quella sera, io mia figlia la chiamavo lo scricciolo perché era tenera, non era un donnone. La sua figura fisica era esile e dolce. E adesso mi stupisco persino di come mi sento dentro. 

Cosa intende dire?
Io sono un temperamento forte, non so trattenere le mie emozioni sia dolci che forti. A rivedermi in questa situazione mi sarei immaginata di esplodere con tutt'altre parole e modi, invece da quella sera io trovo dei sentimenti del tutto diversi da come credevo di essere. Forse è lei che diventando un angelo mi ha dato questa pace dentro. 

Che tipo di pace? 
E' una pace che mi impedisce di provare sentimenti negativi e di affidare tutto al giudizio di Dio e alla sua giustizia nei confronti di quell'uomo chiamiamolo senza testa. Ci sarà anche la giustizia umana perché quella ci deve essere, altrimenti cosa diventerebbe questa terra senza giustizia. Se confidiamo solo nella bontà umana ce n'è gran poca. 

Sua figlia era quello che è stata anche perché cresciuta in un ambiente di forti valori di fede, si può dire secondo lei "Educata cristianamente"?


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