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ELEONORA CANTAMESSA/ La mamma Mariella: non ho rancore, affido tutto al giudizio di Dio

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Eleonora Cantamessa  Eleonora Cantamessa

"Io non ho usato la parola perdono perché non ho proprio niente da perdonare, si perdona quando si supera un sentimento di rancore, è allora che lo superi con il perdono. Io non ho bisogno di perdonare perché non ho bisogno di superare alcun sentimento di rancore o di odio". Così dice Mariella Cantamessa, mamma di Eleonora, la dottoressa di Trescore Balneario (Bergamo) uccisa mentre prestava soccorso a un ferito durante una rissa tra indiani. Una storia che ha colpito tutta Italia per la violenza insensata, ma anche per il sacrificio di una donna che stava prestando soccorso, tanto che Papa Francesco l'ha definita la nuova samaritana.
Le parole della mamma di Eleonora dicono di un sentimento religioso antico, oggi quasi del tutto scomparso, dicono di una fede semplice ma fortissima, ci dicono che a volte le più grandi testimonianze di fede sono lì vicino a noi e non ce ne accorgiamo: "La sera che Eleonora è morta stavo dicendo il rosario come tutte le sere. Io dico ogni Ave Maria per qualcuno: per le mamme che piangono, per i carcerati, per i ragazzi senza casa e alla fine le dico per i miei figli. Ho detto l'Ave Maria mentre Eleonora stava morendo: guardi lei che Disegno c'è dietro ogni cosa". Ilsussidiario.net ha parlato con la signora Mariella.

La sua lettera al Corriere del Sera ha colpito tutti.
E' una lettera che mi è uscita così, di getto, adesso non ricordo neanche quello che ho scritto. Non l'ho riletta sul Corriere, non sono più riuscita ad aprire i giornali da quella sera.

Parlando di sua figlia, lei ha scritto che Eleonora intendeva il lavoro come una missione. Ci spiega meglio cosa voleva dire?
Il lavoro era per tutto per lei. Quando indossava il camice dimenticava tutto di se stessa, anche le sue sofferenze personali, perché ne aveva avute tante, la sua vita non era stata sempre facile. Ma quando indossava il camice lei diventava, giudicandolo adesso a posteriori dopo quello che è successo, un angelo vestito di bianco.

E' qualcosa che capisce solo adesso?
Dopo quello che è successo mi sento di dire che lei con quel camice diventava un angelo, prima non lo avevo capito. Capivo che era amorevole con i pazienti: nessuno la chiamava dottoressa, la chiamavano Eleonora, lo dico per far capire il rapporto che aveva con i suoi malati. Ma adesso mi viene proprio da dire che quel bianco del suo camice era un segno, il segno che sarebbe diventata un angelo.

Ha anche detto che ora le è chiaro che Dio aveva un progetto su di lei e che il suo è stato un sacrificio.
La sua vita è stata breve ma tanto intensa di sentimenti, di sofferenze superate e accettate, sempre con un occhio per il prossimo più che per se stessa. Quella sera si è buttata senza pensare, fino a dare la sua vita. Chi calcola non fa un sacrificio.

Dare la vita per il prossimo è un sacrificio, ma anche la cosa più grande che una persona possa fare.


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