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BENEDETTO XVI/ In un abbraccio il segreto del nostro posto nella vita

Ieri Benedetto XVI ha celebrato la messa per i partecipanti del "Ratzinger Schulerkreis", il simposio dei suoi ex studenti. La sua omelia è stata una lezione sulla vita. FEDERICO PICHETTO

Benedetto XVI (Infophoto) Benedetto XVI (Infophoto)

Non è la prima volta che Benedetto XVI, silenziosamente, riprende la parola nella vita della Chiesa. Ma questa volta è stato tutto diverso. Perché Ratzinger non ha parlato in un colloquio privato o nella stanza riservata di un Sacro Palazzo e le sue parole non sono state né carpite né estrapolate da qualche invitato chiacchierone.

Il Papa Emerito, infatti, è tornato ad esprimersi in una Santa Messa quasi pubblica, conclusione del tradizionale simposio che ogni anno si tiene a Castel Gandolfo tra gli ex studenti del teologo tedesco e che, pertanto, ha preso a chiamarsi "Ratzinger Schulerkreis". Finito il summit a Castel Gandolfo, cui Benedetto XVI non ha partecipato, tutti gli illustri ospiti sono stati ricevuti nella Cappella del Governatorato Vaticano dove il duecentosessantaquattresimo successore di Pietro ha celebrato l'eucaristia domenicale. Lì il Papa tedesco si è trovato di fronte il Vangelo che tutti i sacerdoti cattolici di rito romano hanno offerto al popolo di Dio nella XXII domenica del Tempo Ordinario: la parabola degli invitati al banchetto che vanno ad occupare subito i primi posti, senza preoccuparsi di conoscere il posto loro assegnato dal padrone, e l'invito di Gesù a non invitare a cena coloro che possono in qualche modo contraccambiare, facendo venire meno l'autenticità e la gratuità dell'invito. E di fronte a queste parole Benedetto, per un istante, ha mostrato a tutti che la sinfonia che oggi suona Papa Francesco è stata direttamente scritta da lui, l'uomo nero dei media, il Pastore Buono che ogni fedele conosce come colui che ha amato così tanto il gregge da fare un passo indietro purché esso fosse opportunamente guidato e custodito.

Infatti il Papa Emerito ha parlato del desiderio che abbiamo di occupare i posti di prima fila senza capire come essi possano essere posti molto brutti e pericolosi per la crescita della nostra stessa vita. Al di là del sotterraneo appello contro ogni carrierismo, e del riecheggiare delle parole di Francesco che - ad una studentessa - dichiarò che "chiunque desideri fare il Papa non è a posto con la testa", Ratzinger parla ad ognuno di noi e ci sfida - proprio come pochi metri più in là stava facendo Papa Bergoglio parlando della guerra e della pace - ad occupare fino in fondo il nostro posto. Il pensiero va ovviamente alle parole di piazza san Pietro, dove Francesco ha chiesto ai cristiani di costruire la pace "facendo" la pace, con i gesti e con i fatti. Ma il pensiero non può non andare a tutte quelle madri che vedono morire il loro figlio e vorrebbero scappare, a quei mariti che scoprono di non amare più la loro moglie e desidererebbero cedere alla tentazione di un sentimento facile e a buon mercato, a quei figli che, dinnanzi ai loro genitori colpiti da mali oscuri e misteriosi, avrebbero soltanto voglia di staccare la spina per spegnere il dolore.