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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 2 settembre, si festeggia la memoria di Sant'Elpidio

Pubblicazione:lunedì 2 settembre 2013

Sant'Elpidio Sant'Elpidio

Il 2 settembre si celebra Sant'Elpidio, sulla cui vita si hanno notizie scarse e molto frammentarie. Probabilmente originario della regione della Cappadocia, era, secondo il vescovo e grande umanista Pietro da Natalibus, un eremita arrivato successivamente in Italia. Lo scrittore latino Palladio, invece, nella "Storia Lausiaca" racconta che Sant'Elpidio fu sì un eremita, ma che visse nella zona di Gerico in un'angusta caverna: lo scrittore tesse le lodi del Santo, portandolo come esempio di vita ascetica lontana dagli interessi e dai piaceri terreni. Altri studiosi reputano che Elpidio fosse il diacono di San Basilio, come ricordato nella vita di San Carotone, ma questa notizia non è certa e, pertanto, ha a tutti gli effetti scarso valore storico. L'epoca in cui visse Elpidio, con buone probabilità il VI secolo, fu il periodo storico in cui si affermò e si diffuse il cenobitismo, una forma di vita monastica nuova, basata sulla condivisione del lavoro e caratterizzata dalla vita comunitaria. A capo di ogni nucleo di monaci vi era l'abate, che aveva il compito di far osservare la Regola comune, di far rispettare la castità e di controllare il lavoro, il digiuno e le preghiere. Successivamente il monachesimo divenne meno rigido e fu così che molti monaci abbandonarono la vita chiusa del convento per dedicarsi, non sempre con risultati positivi, a esercizi ascetici per le strade o nelle piazze, che erano molto lontani dalle Regole monastiche e molto vicini all'intrattenimento e allo spettacolo. Detto questo, è probabile che Sant'Elpidio, dapprima monaco dedito al cenobitismo, avesse abbandonato il convento a causa della degenerazione in cui versava parte del monachesimo; alla ricerca di una vita più austera e più conforme ai dettami originari della vita monastica, in cerca di una solitudine che permettesse un'esistenza ascetica, Sant'Elpidio forse trovò la sua dimensione a Gerico e successivamente si trasferì nel Piceno, dove potrebbe aver fondato una comunità monastica rigorosa o dove potrebbe essersi dedicato quantomeno ad opere di apostolato tra la popolazione locale. Un congruo gruppo di studiosi, però, sostiene che egli trascorse quasi tutta la sua vita nei territori piceni, dedicandosi a una vita ascetica secondo quanto la sua coscienza gli imponeva e tanto rigorosa ed esemplare da porre la sua figura, negli anni a seguire, sotto la stima e la devozione dell'intera regione.


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