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AMANDA KNOX/ Il penalista: i nostri giudici non si facciano condizionare dagli Usa

Amanda Knox (Infophoto) Amanda Knox (Infophoto)

Di fronte a un errore palese di motivazioni nella sentenza di secondo grado si è aperto un nuovo processo. Il giudice di cassazione ha detto: le motivazioni sono completamente prive di ragionevolezza, prive di consequenzialità logica, non tengono conto di una serie di elementi probatori che sono presenti nel processo e sono incompatibili. Allora si deve celebrare un nuovo processo. Non dimentichiamo poi i grandi condizionamenti da parte dell'opinione pubblica, soprattutto di ispirazione americana.

A cosa si riferisce?
A tutto il condizionamento che è stato esercitato dai mezzi di informazione americani, che hanno cercato di svilire l'operato dei magistrati italiani, soprattutto dei pubblici ministeri. Ci sono stati tanti episodi, ma ne ricordo uno in particolare: che c'era un giornalista americano particolarmente impegnato a diffamare la giustizia italiana agli occhi dell'opinione pubblica americana, allo scopo di dimostrare che i giudici italiani in realtà non avevano fatto un buon lavoro.

Come hanno svolto il loro compito i giudici italiani?
Mi pare che l'abbiano svolto con particolare attenzione, acribia e rispetto. Contro la superficialità che molto spesso invece anima i nostri − tra virgolette − amici americani. I quali sono spesso di una superficialità sconvolgente. Lavorano spesso in modo pregiudiziale senza alcun rispetto per l'imparzialità con cui devono essere affrontati questi temi. Preferisco una giustizia che prima di arrivare a una condanna o a un'assoluzione rifletta bene su tutti i pro e i contro. A meno che…

A meno che?
A meno che non si dica che quando siamo di fronte a una persona importante, protetta dai mezzi di informazione, abbandoniamo il giudizio. Se invece vogliamo perseguire tutti secondo giustizia, quale che sia il ruolo sociale, allora le cosa cambiano.

Si è fatto un'idea di questo processo?
Confesso di conoscere abbastanza bene questo processo e ho un'idea mia personale che non intendo esprimere nel modo più assoluto, dal momento che non tocca a me giudicare. Sono fuori dal gioco.

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