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AMANDA KNOX/ Il penalista: i nostri giudici non si facciano condizionare dagli Usa

Pubblicazione:sabato 21 settembre 2013

Amanda Knox (Infophoto) Amanda Knox (Infophoto)

AMANDA KNOX. Il 30 settembre si aprirà a Firenze il nuovo processo d'appello sul delitto di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2007. In primo grado, i due imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito furono giudicati colpevoli di omicidio e violenza sessuale e condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Durante il processo d'appello è invece emerso che le prove del dna che inchiodavano i due giovani erano in realtà inaffidabili. Amanda Knox continua a proclamarsi innocente ed esclude di tornare in Italia. In un'intervista a Quarto grado, andata in onda ieri sera su Rete 4, afferma: "sono stata in carcere per 4 anni ingiustamente e non posso conciliare questo fatto con la scelta di tornare, perché non si può dire che un innocente non può aver paura di essere sbattuta in carcere. A me è successo". Ne abbiamo parlato con il professor Mauro Ronco, avvocato e docente di diritto penale nell'Università di Padova.

Che venga assolta o condannata, dal caso Amanda Knox la giustizia italiana esce con le ossa rotte, no?
Non sono affatto d'accordo. Anzi, a mio giudizio la giustizia italiana esce a testa alta per il suo grande senso di responsabilità.

In che senso?
Nel senso che ha vagliato le responsabilità di queste persone in più gradi di giudizio pervenendo a un'articolazione profonda delle problematiche probatorie. Ora, negli Stati Uniti tutto ciò non sarebbe successo.

Cosa sarebbe successo invece?
Con un verdetto e qualche giurato si sarebbe immediatamente chiuso il caso. Magari con una sentenza di condanna o – più probabilmente -  di assoluzione motivata da tanti aspetti emozionali, infondati però sul piano probatorio. Da noi si cerca invece di approfondire le questioni probatorie.

Una differenza profonda …
Spesso non ci si rende conto che la giustizia – soprattutto quella penale – comporta momenti conflittuali di grandissima portata. Il conflitto è proprio del processo penale; spetta al processo penale dirimere il conflitto. E il conflitto provoca grandi lacerazioni in coloro che ne sono parte: l'imputato, la parte offesa, i familiari, e così via.

Il delitto Meredith è un caso molto complesso. Nel processo d'appello è risultato che le prove del dna che inchiodavano Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano inaffidabili.


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