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BAGNASCO/ All'Italia serve la famiglia uomo-donna

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Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)  Il cardinale Angelo Bagnasco (InfoPhoto)

“Il centro che deve ispirare e muovere il Paese è la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, grembo della vita, cellula sorgiva di relazioni”. A dirlo è il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione che ha aperto oggi la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente che si riunisce a Roma fino al 25 settembre. La famiglia naturale, ha aggiunto Bagnasco, “è un bene insostituibile e incomparabile che deve essere custodito, culturalmente valorizzato e politicamente sostenuto”, ed è quindi necessario “sgombrare il campo dai pregiudizi e dalle pressioni del momento, per poter dialogare con serenità”. “Nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo – ha poi sottolineato - chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura”. L’intervento del cardinale ha quindi toccato diversi temi, dalla politica all’immigrazione, fino alla violenza sulle donne: ai “responsabili della cosa pubblica”, il presidente della Cei ha voluto dire che “il primo, urgentissimo obiettivo" è l’occupazione, un obiettivo per cui serve una “sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni”. Ogni altro “atto irresponsabile”, da “qualunque parte provenga, passerà al giudizio della storia”. Bagnasco ha poi ricordato l’importanza delle visite di Papa Francesco a Lampedusa e al Centro Astalli di Roma, dove il Pontefice “ha riproposto la logica delle beatitudini e del giudizio davanti a Dio e ripresenta alla coscienza europea un dramma che nessuno Stato membro può eludere: Lampedusa, e in genere l'Italia, è la porta dell'Europa, cioè la porta di casa”. Infine il cardinale ha parlato del “carico di violenza che anche i drammatici fatti di cronaca, sempre più numerosi, testimoniano a partire dalla violenza sulle donne”, scaturito in particolare dal “virus dell'individualismo” e dalla “prospettiva autoreferenziale, insofferente ai legami”. “Ci sembra che l'opinione pubblica abbia cominciato una specie di rimonta su questo versante culturale - ha concluso Bagnasco -, riscontrando gli esiti catastrofici sul piano sociale, economico e politico. Ma bisogna invertire più in fretta la marcia del pensare per poter vedere gli effetti desiderati nella civile e serena convivenza".



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