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PAPA/ Quell’attimo che le telecamere a Cagliari non hanno visto...

Pubblicazione:lunedì 23 settembre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 23 settembre 2013, 10.00

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Della giornata sarda del Papa si dirà molto. Mai abbastanza. Ogni suo passo sull'isola ha lasciato traccia. Nella terra e nei cuori. Ma c'è qualcosa che è sfuggito alle maglie strette delle dirette televisive, all'ossessività dei teleobiettivi, alle registrazioni infinite di professionisti della notizia e reporter da telefonini. Uno di quegli episodi banali e rivelatori che illuminano le parole pesanti, il grido di compassione, le lacrime per la sofferenza condivisa e trasfigurata. Nel tragitto dalla Facoltà Teologica Regionale al largo Carlo Felice, dove lo aspettavano 50mila giovani, poco dopo le cinque, a bordo della  giardinetta schermata solo da un velo trasparente, il Papa ha fatto stoppare il corteo nei pressi dell'incrocio tra viale del Buoncammino e via Luigi Giussani. 

Un trivio da cui parte la panoramica più bella su Cagliari e il suo mare, il viale intitolato al prete brianzolo e una strada sassosa che porta su, all'imponente carcere. Mons. Miglio, arcivescovo della città, che gli stava affianco gli aveva detto che i detenuti erano lì ad aspettare il suo passaggio. E infatti, tutti quelli che non avevano potuto ususfruire dell'articolo 21, quelli che dalla galera non potranno uscire per un bel po', che avevano invidiato i compagni a cui era stato concesso di dividere lo spazio della Cattedrale con Papa Francesco, toccare le sue mani, incrociare i suoi occhi buoni, ebbene tutti quelli che erano rimasti "dentro" e paradossalmente "fuori" dall'evento, si erano aggrappati alle sbarre, affamati di aria e di Bergoglio, urlanti come bestie in gabbia, decisi ad imporre la loro presenza residuale. 


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