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LETTERA RATZINGER/ L'audace sfida di Benedetto alla ragione "atea" di Odifreddi

Pubblicazione:mercoledì 25 settembre 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 25 settembre 2013, 13.16

Piergiorgio Odifreddi (Infophoto) Piergiorgio Odifreddi (Infophoto)

Dopo la lettera di Papa Francesco a Eugenio Scalfari pubblicata su la Repubblica dello scorso 11 settembre, una nuova, sorprendente iniziativa ci colpisce, con la diffusione, sullo stesso quotidiano del 24 settembre, di una lettera del Papa emerito Benedetto al matematico (e paladino dell'ateismo militante) Piergiorgio Odifreddi, in risposta ad un libretto scritto da quest'ultimo come contestazione delle pretese "irrazionali" e "antiscientifiche" della religione cristiana e del cattolicesimo in particolare.

Benedetto non si sottrae alle critiche del suo interlocutore (spesso segnate, come nota esplicitamente,  da «avventatezza» e «aggressività»). La situazione è singolare, se è vero che l'ateo dichiarato s'impegna a discutere e a controbattere punto per punto una posizione, come quella cristiana e in particolare di Papa Ratzinger (così come quest'ultimo l'aveva testimoniata e argomentata nella sua celebre Introduzione al cristianesimo) che di per sé dovrebbe risultargli senz'altro irricevibile perché «superstiziosa» e «fantascientifica» – stanti le sue convinzioni di partenza –, e quindi in definitiva non degna nemmeno di essere affrontata e discussa. 

Il fatto è che la pretesa del cristianesimo è sempre, inevitabilmente, un evento sommamente interessante per la conoscenza umana, perché corrisponde in maniera unica al desiderio di guardare dentro il mistero dell'essere e di conoscere il senso ultimo delle cose, e al tempo stesso coglie ed esalta il nostro più acuto desiderio affettivo, e cioè che questo senso ci tocchi, e ci chiami, e c'entri con le nostre esistenze individuali e con il cammino della storia e del tempo. Di fronte a questo oggettivo interesse della nostra intelligenza e del nostro affetto risultano più deboli anche le contrapposizioni pregiudiziali ateo/religioso, o laico/cattolico, se non altro perché queste posizioni alla fine hanno senso se rispondono (o non rispondono) a quell'attesa che accende ogni giorno la nostra esistenza, e ci permettono di vivere all'altezza della ragione e del cuore. Cioè di non accontentarci di spiegazioni che lascino intoccato questo livello decisivo dell'esperienza, sia personale che sociale, culturale e politico. 

Da questo punto di vista, di fronte alla rivendicazione di un "credo laico" (quale Odifreddi aveva rivendicato, in una sorta di nuova liturgia "positivista", nel suo libro del 2011 intitolato appunto Caro Papa ti scrivo...), e preso atto di una "professione di fede" atea in un Dio ridotto a indistinta Natura e Spirito o Intelligenza universale e impersonale diffusa in ogni  livello della natura fino all'Uomo e alle Macchine, da parte di Odifreddi, Benedetto riapre la grande sfida razionale del cristianesimo. Il tono è franco e spesso ruvido; e considerando la gentilezza e delicatezza che lo contraddistingue, si capisce che il nodo è cruciale e richiede di esporsi in prima persona. Con quella "parresia" o franca testimonianza del vero che una volta Michel Foucault (parlando di Socrate) aveva individuato come il «coraggio della verità» che rende la vita davvero degna, cioè libera.


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COMMENTI
25/09/2013 - Benedetto e la sua lettera fantastica (claudia mazzola)

A me Odifreddi fa una tenerezza infinita, perché non crede ma è alla continua ricerca: forse di "smascherare" Dio, ma così facendo finisce solo per smascherare s stesso....