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IL CASO/ Perché il Tar decide che è meglio morire che vivere da malato?

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Più diventano raffinate le indagini genetiche e si sviluppa la capacità di diagnosticare precocemente una patologia, meno diritto a nascere avranno coloro che vengono considerati prodotti non perfetti. La scienza invece di curare si arroga il diritto di selezionare e la giustizia invece di tutelare i più deboli si schiera dalla parte dei più forti, scartando i più deboli. 

Il Papa, parlando pochi giorni fa a ginecologi di tutto il mondo, ha denunciato la "cultura dello scarto", conseguenza diretta di una visione consumistica della vita umana, in cui si giudica e si soppesa il valore dei prodotti prima di immetterli sul mercato. Fine ultimo dell'agire medico è, e tale deve rimanere, la difesa e la promozione della vita; e questo richiede studio, coscienza e umanità, per non rendersi complici di una cultura che invece rifiuta la vita, solo perché necessita di più cure, di più attenzione e in definitiva di una maggiore competenza anche sul piano strettamente professionale. 

Ai medici è quindi giunto un avvertimento concreto sulla "diffusa mentalità dell'utile, la cultura dello scarto, che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti". Una cultura che, secondo Bergoglio, ha un altissimo costo, perché richiede di eliminare essere umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli. La nostra risposta a questa mentalità è un sì deciso e senza tentennamenti alla vita".

La stampa, sempre pronta a rilanciare le parole del Papa, soprattutto quando si schiera dalla parte dei più poveri, dei disoccupati, di quei diseredati che occupano le periferie dell'esistenza, questa volta si è sottratta al compito di fare da altoparlante alle sue parole di denuncia. 

Molti giornali hanno preferito tacere davanti alla tutela della vita embrionale con il suo fragile inizio ancora fuori dal grembo materno, una vita ancora senza parole, soprattutto quando i genitori non se ne prendono abbastanza cura, spaventati dalle conseguenze di una potenziale sofferenza e non si schierano dalla sua parte.

La dignità della vita fragile, nel suo nascere, ma anche tutto l'arco della sua esistenza è la vera sfida della nostra cultura e si misura anche con investimenti concreti sul pano della ricerca e della cura, sul piano della rete del sostegno sociale, necessario per non lasciare mai sole le famiglie, soprattutto quando hanno avuto il coraggio di accogliere la disabilità nelle sue molteplici forme. L'accompagnamento a queste famiglie inizia già nel momento in cui il rischio, prima ancora della stessa malattia, si profila all'orizzonte e si rende urgente e necessario un counseling genetico che accolga nel modo più opportuno ansie e preoccupazioni dei genitori. 



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COMMENTI
28/09/2013 - Sentenze spurie (Lindo Caprino)

Ma in questo caso (ed in altri simili) perché non c'è un ente, uno dei tanti che difendono il diritto alla vita, che propone ricorso o qualche altra azione possibile presso organi superiori, contro queste sentenze che bellamente si fanno un baffo delle leggi vigenti?