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IL CASO/ Perché il Tar decide che è meglio morire che vivere da malato?

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La notte del 27 settembre è in molte città italiane la notte del ricercatore: un invito ad accostarsi alla ricerca con la sana curiosità di chi chiede alla scienza risposte concrete ai problemi dell'uomo di oggi, ai problemi della vita per incontrare soluzioni innovative. 

Come presidente dell'intergruppo parlamentare sulle malattie rare voglio esprimere la massima solidarietà ai genitori portatori di malattie genetiche e sono impegnata in una serie di iniziative sul piano politico-economico, che individuino risorse adeguate per la ricerca nel campo delle malattie genetiche. Ma la ricerca che sosteniamo è quella a favore della vita, non quella che si limita a identificare le vite difettose, quelle da scartare, per intenderci. La ricerca deve essere al servizio della vita e non servirsi della vita per i suoi esperimenti. Ogni genitore ha diritto di desiderare un figlio sano, nella speranza che la salute sia per lui fonte di felicità, ma il pur legittimo desiderio dei genitori non può trasformarsi nel diritto di decidere chi far nascere e chi no, giudicando quali siano le vite che meritano di essere vissute e quali no! 

E allora ben venga l'iniziativa che ha impegnato tanti Paesi dell'Unione europea in una recente campagna: "L'embrione, uno di noi'', per cui è stato raccolto oltre un milione di firme per una legge di iniziativa popolare che tuteli il riconoscimento giuridico dell'embrione. 

Anche noi, che da sempre stiamo dalla parte della vita, vogliamo una legge più coerente, che abbia gli stessi standard in Europa, per questo sono stati mobilitati i ventisette Paesi della Ue che hanno raccolto il milione di firme necessario a far intervenire il legislatore europeo sulla questione della vita nascente.

Alla base della sfida c'è l'idea di non rassegnarsi all'idea che l'aborto sia un fatto ineluttabile e diffondere un chiaro messaggio a favore della tutela assoluta del concepito, senza subordinare il suo diritto a nascere all'onere della prova di chi sa di dover essere geneticamente perfetto per poter iniziare ad avere diritti, compreso quello della vita.  



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COMMENTI
28/09/2013 - Sentenze spurie (Lindo Caprino)

Ma in questo caso (ed in altri simili) perché non c'è un ente, uno dei tanti che difendono il diritto alla vita, che propone ricorso o qualche altra azione possibile presso organi superiori, contro queste sentenze che bellamente si fanno un baffo delle leggi vigenti?