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IL CASO/ Quando su Facebook postano i neonati dopo 57 minuti

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Insomma, la smania di esibire il faccino della figlia, non è solo un segno di gioia, ma dà il messaggio: “siamo normali”, “siamo integrati”. La dittatura della norma vince ancora, la cultura dello scarto, secondo cui chi non è conforme va scartato se non fisicamente almeno socialmente, vince. Insomma, i massmedia sembrano dare un ritratto della società solo dal punto di vista di chi è bello… e questo non è assolutamente educativo.

Detto questo, mettete pure le faccette buffe dei figli su Facebook: amici, nonni e anche i figli stessi ve ne saranno grati. Ma auspichiamo che l’attenzione alla privacy vada dove davvero deve andare, cioè a cose più serie: una faccina è segno di gioia, mentre l’esame prenatale è segno di ansia; la faccina cambia e si scorda, il Dna svelato e decifrato resta. Auspichiamo anche che la “dittatura della norma” venga soppiantata dal riconoscere che chiunque (bello, brutto, grasso, disabile, veloce o lento) è una risorsa per tutti. Perché la follia inizia quando si distingue in categorie, razze, caste il genere umano… anche solo sulla base di chi ha un faccino mostrabile e chi non lo ha.

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