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SIRIA/ Da papa Francesco una "lezione" di ragione a Obama e Assad

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

La seconda è che sono più di trent'anni, dall'inizio cioè della rivoluzione iraniana, che il mondo musulmano è in subbuglio. Come dimostra l'evoluzione in atto nell'intero Nord Africa, tali convulsioni sono ben lontane dall'aver raggiunto un qualche punto di equilibrio. Anzi, la sensazione è che la frattura dentro lo stesso mondo arabo si stia approfondendo, tra coloro che sostengono un'evoluzione verso un percorso di modernizzazione e i gruppi che sfruttano il malcontento delle masse per propugnare progetti politici di restaurazione di un ordine religioso associato a una nuova potenza politica. Il travaglio del mondo musulmano è importate per la pace nel mondo e occorre fare di tutto perché le posizioni dialoganti riescano ad avere la meglio su quelle fondamentaliste. Su queste basi, un intervento armato appare un azzardo troppo grande: in un quadro di grande instabilità, un'azione di questo tipo potrebbe essere l'innesco di una reazione a catena, destinata facilmente a sfuggire di mano.

La terza è che gli interventi esterni non sono risolutivi se non trovano all'interno una base sociale sufficientemente forte su cui potere appoggiare un'azione di pacificazione e ricostruzione. Che è come dire che la libertà e la democrazia hanno bisogno di basi sociali e morali senza le quali diventa impossibile raggiungere qualsiasi risultato positivo. Il fallimento di precedenti interventi si spiega proprio per l'assenza di questo presupposto. Un'assenza che, anche in questo caso, impedisce l'approdo a una soluzione sensata.

Se, come scriveva Eschilo, "la prima vittima della guerra è la verità", occorre dire, con la ragione prima che con il Papa, che un intervento armato appare, in questo momento, un strumento inefficace per raggiungere lo scopo desiderato.

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COMMENTI
03/09/2013 - W Papa Francesco (claudia mazzola)

Sabato facciamolo tutti questo gesto di preghiera e digiuno, poi la guerra ci sarà come c'è da sempre in tantissime parti del mondo. Un gesto simile testimonia che noi ci siamo, per essere eternamente felici e non per morire.