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'NDRANGHETA/ Gioia Tauro, arrestate 7 persone collegate al clan Alvaro

Nella giornata di ieri i carabinieri della squadra mobile di Reggio Calabria hanno arrestato sette persone collegate al clan Alvaro per un giro di appalti pubblici dirottati

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Ieri sono state arrestate sette persone collegate alla ‘ndrina calabrese degli Alvaro, la cosca che opera nella zona di Gioia Tauro. I reati di cui sono stati accusati gli appartenenti al clan riguardano l’associazione a delinquere di stampo mafioso per un giro di appalti pubblici. “Xenopolis”, messa in atto dalla squadra mobile di Reggio Calabria, è il nome dell’operazione in questione e ha svelato la collaborazione tra clan, colletti bianchi dell’amministrazione pubblica e imprenditori, i quali hanno permesso l’infiltrazione mafiosa in alcuni settori legali dell’economia. L’immissione di ingenti somme nel circuito legale degli affari d’altronde è utile ai clan per giustificare il riciclaggio di proventi derivanti da altre attività illecite, come ad esempio il commercio di droga. Ma questa non è una novità poichè le cosche si tengono continuamente aggiornate con nuovi metodi per camuffare le tracce dei soldi sporchi. L’economia legale è sempre di più un vero e proprio business per i mafiosi.In particolare, in questa vicenda si fa riferimento a una gestione monopolistica di appalti aggiudicati dalle aziende vicine agli Alvaro grazie all’operato di due imprenditori che favorivano la vittoria finale per le gare pubbliche. Tra gli arrestati compare anche il nome dell’ex sindaco di un piccolo paese calabrese, San Procopio. Rocco Palermo, 52 anni, era già stato messo in manette nel 2010 per l’operazione “Meta” per quanto riguarda un’indagine sulle cosche di Reggio e dintorni, e perciò l’intera giunta comunale fu sciolta su decisione del Consiglio dei Ministri. Si aspettano gli aggiornamenti sui dettagli dell’operazione nelle prossime ore da parte della Questura di Reggio Calabria che darà un comunicato ufficiale dopo la conferenza stampa.

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