BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SANGUE INFETTATO/ La Corte europea condanna l'Italia al risarcimento delle vittime

Pubblicazione:mercoledì 4 settembre 2013

Infophoto Infophoto

Durante gli anni Ottanta e Novanta, la negligenza degli istituti sanitari pubblici italiani ha portato a 162 casi di persone contaminate da virus in seguito alla trasfusioni di sangue. Alcune delle vittime avevano presentato ricorso alla Corte Europe dei Diritti dell’Uomo nel 2005 in quanto erano state affette da epatite C e in alcuni casi persino da HIV. La sentenza arrivata alla Corte di Strasburgo è nota con il titolo di “N.G. contro Italia”. I ricorrenti, affetti da talassemia, necessitavano di cicli di trasfusione del sangue per far fronte alla malattia, ma anziché migliorare, la loro situazione è peggiorata. Una volta esaurite le vie di ricorso interne per le quali era stato negato l’indennizzo ai ricorrenti, nel 2011 il tribunale di Strasburgo decide sulla controversia e stabilisce che lo Stato italiano deve risarcire le vittime, sia in vita che non. La somma che era stata decisa, per quanto riguarda i danni morali, ammontava a 39.000 euro ciascuno e in più 8.000 euro per le spese processuali; per i danni materiali la Corte non si è ancora pronunciata. La legge di riferimento, entro l’ordinamento italiano, è la 210/1992 ed è quella che prevede l'indennità integrativa speciale. In seguito questa norma era stata abolita dal decreto legge d’urgenza 78/2010. Strasburgo ha però giudicato illegittimo questo provvedimento in quanto viola il principio di diritto e di giusto processo. Nonostante ciò i ricorrenti non si sono visti ancora corrispondere nessuna somma e perciò Strasburgo ha invitato l’Italia a stabilire una “data inderogabile” entro la quale si impegna a pagare le somme dovute da versare non solo ai cittadini che hanno vinto la causa, ma anche agli altri che si trovano nella stessa situazione. Da quel momento comunque la sentenza non sarà comunque definitiva poiché lo Stato contravvenuto potrà ricorrere alla Grande Camera della Corte dei Diritti dell’Uomo per la revisione del giudizio. Il caso non è ancora chiuso ma è sicuramente un passo avanti per un processo che dura da 8 anni.



© Riproduzione Riservata.