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SIRIA/ Bertinotti: la fede del Papa è il desiderio di pace del nostro popolo

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Intanto cominciamo dal sottoporre a critica le nozioni e le mozioni attraverso le quali vengono dichiarate le guerre. A partire dal concetto che le guerre le fanno sempre i più potenti, non quelli che hanno di meno. Ci sono dietro interessi materiali di dominio, delle operazioni culturali di cattura del consenso. Abbiamo visto all'opera in questo quarto di secolo due di queste guerre, la prima è quella che ha citato lei e cioè l'intervento umanitario, nel tentativo di fermare una violenza deflagrante dove le vittime sono bambini e donne. Tragedie che ci colpiscono tutti e che tutti vorremmo fermare, dal Kosovo alle guerre successive. Guerre mosse da motivi umanitari si rivelano però frutto di logiche di potere e non centrano l'obiettivo, anzi incendiano altri fuochi invece che spegnere il fuoco della morte. 

Il secondo tipo di guerra invece? 
Il secondo è quello coniato dai neocon americani, esportare cioè la democrazia in quei paesi dove c'è il dittatore crudele e che dovrebbero essere avviati alla democrazia dell'occidente. Esse hanno prodotto solo dei disastri. Se dovessimo fare il bilancio di queste guerre dovremmo constatare che hanno alimentato il fondamentalismo. In Iraq c'era convivenza di etnie e religioni diverse e invece questi paesi sono piombati nella violenza più totale. 

In questo contesto il pacifismo che valenza può ancora avere? 
Devo dire per onestà intellettuale che nel pacifismo in cui milito la ragione del problema, la denuncia dell'aggravamento prodotto dalla guerra, la responsabilità umana che esprime, purtroppo non ci dà la chiave di volta davanti a queste guerre. Io credo che essa vada trovata nel riconoscimento dell'altro, della diversità, della convivenza, dell'amore, un termine in disuso che invece ci può fare fratelli. 

Ha colpito un po' tutti che ora la guerra possa venire da un presidente come Obama, considerato uomo di sinistra e oppositore delle guerre. 
Forse per la povertà di leadership politiche in Europa siamo tutti indotti a guardare con simpatia e benevolenza ad Obama. Allo stesso tempo non mi sento di criticare un presidente che è portatore del dubbio come si è dimostrato nel suo discorso. Attraverso questo dubbio, dicono i suoi detrattori, si sarebbe mostrato fragile. Io dico benvenuto a questo dubbio e a questa fragilità, se sei un potente di fronte a una scelta così drammatica. Il decisionismo in guerra è la cosa peggiore. Purtroppo invece non può stupirmi l'atteggiamento di molta sinistra europea, ne abbiamo avuto il caso più clamoroso con Blair che è stato uno dei portatori più determinati di una guerra sbagliata e bugiarda. Speriamo che Obama possa sottrarsi a questa maledizione. 

Ha stupito positivamente invece che l'Italia, forse per la prima volta, abbia detto di no agli Stati Uniti. 


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COMMENTI
04/09/2013 - laici (luisella martin)

Bertinotti ha magistralmente interpretato la speranza degli uomini che non credono in alcuna religione. Uomini che saranno sempre liberi di non credere nel soprannaturale, se abiteranno in quei Paesi dove vige il razionale buon senso. Uomini come noi, spesso migliori di noi. Uomini riscattati da Cristo senza che loro lo sapessero mai e prima che loro nascessero. Uomini come Cristo fu uomo in mezzo a noi, essendo Dio con noi!