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IL CASO/ La convivenza tra uomo e donna è uguale all'ospitalità o al matrimonio? La sentenza

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Un caso sta facendo dibattere, tra continue sentenze e annullamento delle stesse da giudici di vario livello, compresa la Corte di cassazione. Si tratta della fine di un rapporto di amore tra un uomo e una donna, che non essendo sposati convivevano insieme. Finita la loro storia, la donna mette in vendita la casa dove vivevano in pratica obbligando l'uomo a lasciare l'appartamento. Per avvalorare la sua richiesta si rivolge ai carabinieri dicendo che è vittima di furto e violazione di domicilio: l'ex convivente deve lasciare ai carabinieri la sua copia delle chiavi di casa. Ma lui non ci sta: si rivolge al tribunale dicendo che essendo stati i due conviventi l'immobile apparteneva ad entrambi. Il tribunale gli dà ragione. In pratica, la sentenza stabilisce che vivendo i due insieme la casa spetta ad entrambi. Ma lei ricorre alla Cassazione: dice che il rapporto affettivo era invece cessato e quindi lui anche se continuava a vivere nella stessa casa, era assimilabile al concetto di ospite. Ma la Cassazione le dà torto: la convivenza more uxorio ("secondo l'uso matrimoniale") dicono i giudici non può essere paragonata a quella di ospite: "di conseguenza, l’estromissione violenta o clandestina del convivente legittima colui che viene privato del godimento dell’immobile, a chiederne la reintegra, sebbene non vanti alcun diritto di proprietà sull’immobile stesso". Insomma: aver convissuto insieme per i giudici determina il compossesso della casa. Qual è la morale di questa storia, secondo l'articolo scritto da Simona Napolitani sul sito blitzquotidiano? Che di fatto i giudici mettono sullo stesso livello giuridico i diritti di chi convive con quelli di chi è regolarmente sposato. Un precedente che farà discutere insomma. 



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