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SIRIA/ Sabato 7 settembre giornata di digiuno e preghiera per la pace: ecco perché e come si fa. Il programma della Veglia in Piazza San Pietro

Digiuno e preghiera per la pace, domani in tutto il mondo come chiesto dal Santo Padre. FEDERICO PICHETTO spiega il significato vero del gesto. Il programma della giornata

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DIGIUNO E PREGHIERA PER LA PACE: IL SIGNIFICATO DEL GESTO, LE MODALITA' CON CUI FARLO, LA PREGHIERA, IL PROGRAMMA DELLA VEGLIA IN PIAZZA SAN PIETRO - "Mai più guerra!": il grido lanciato da Papa Francesco si è alzato davanti a tutto il mondo, davanti alle minacce di attacco alla Siria pronunciate dal presidente americano Obama. Da quel momento, il Pontefice non ha mai cessato di chiedere in tutti i modi il dialogo: intervenendo sui social network, scrivendo personalmente al presidente russo Putin, usando ogni mezzo necessario. A coronamento di questa drammatica richiesta infine il Papa ha indetto per sabato 7 settembre una giornata di digiuno e preghiera per la pace, che si concluderà con una grande veglia in Piazza San Pietro a partire dalle ore 18 e 30 alla sua presenza. Le adesioni alla giornata di digiuno sono moltissime in tutto il mondo, non solo da parte dei fedeli, ma anche di molti laici, politici, anche non credenti e appartenenti ad altre religioni (citiamo soltanto i ministri del governo Letta, Emma Bonino, Mario Mauro e Maurizio Lupi). 

Per capire cosa significa esattamente un momento come questo, quali sono le modalità giuste per compierlo e il suo significato profondo, ilsussidiario.net ne ha parlato con don Federico Pichetto. "Il digiuno, la preghiera e la meditazione, nel cristianesimo, non sono pratiche legate ad una assenza, come se l’uomo dovesse recuperare una dimensione di radicamento con la vita e con le cose, ma sono dimensioni legate ad una presenza" ha detto don Pichetto. "Noi possiamo pregare, digiunare e meditare perché siamo di fronte ad un Altro che ci sazia, che ci esaudisce e che colma la grandezza di tutto ciò che possiamo desiderare come uomini". Fare digiuno, ha spiegato, non rappresenta la mortificazione di un’assenza, ma è la festa di una presenza. 

Don Federico ci ha poi spiegato qual è la differenza con il digiuno praticato dalle altre religioni, ad esempio gli islamici: "Il digiuno cristiano è proprio il riconoscimento di ciò che nutre la vita. Nel cristianesimo il digiuno è stato introdotto per poter capire che quello che nutre l vita non sono le cose, non è il cibo, né le quotidiane dimensioni dell’esistenza. Ciò che nutre la vita e ciò che fa crescere è l’amore di Cristo, e questa è la dimensione cristiana del digiuno. In tutte le altre tradizioni religiose, invece, il digiuno è una pratica per ritrovare sé stessi,per ritrovare il proprio equilibrio e quelle radici che legano l’uomo alla terra e alle cose". Ma quale il significato profondo del digiuno per la Siria? Secondo don Federico, "Per quanto riguarda la questione siriana, il digiuno, proprio perché fa avvertire la mancanza di qualcosa a livello fisico, ci indica una strada. E’ quella strada che ci mette di fronte al fatto che stiamo vivendo un momento differente, che non è uguale agli altri che solitamente viviamo. Privandoci di qualcosa, quindi, siamo chiamati a volgere e a orientare nuovamente il nostro sguardo a Cristo e a guardare a lui come il vero autore della pace e della riconciliazione". Ha poi spiegato che "Noi abbiamo tante volte la percezione che il mondo inizia e finisce con noi, mentre invece il mondo ha un suo punto di origine e uno di arrivo che è l’amore di Cristo. In questo momento la priorità non è capire cosa si può fare ma che gli uomini si decidano a fare, e che quindi convertano il loro cuore al dialogo: ecco, l’unica presenza che può far questo è Cristo, quindi mendichiamo a Dio il dono della pace".