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Cronaca

SIRIA/ Digiuno e preghiera: il sasso di Papa Francesco nello stagno degli intellettuali

Papa Francesco (Foto InfoPhoto)Papa Francesco (Foto InfoPhoto)

Quindi se si vuole parlare del 1939 è chiaro che si usa questa categoria, il mondo si è difeso da Hitler. Oggi non più, Papa Francesco chiede che si prenda un’altra strada, quella della costruzione della pace e la chiede in forza della certezza che nell’altro abita la tensione al bene, la possibilità della pace. Questa sfida arriva fino a chiedere che ognuno diventi custode di suo fratello. E’ stato da brividi sentire il Papa dire: “Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri!”.

Questo propone il Papa, non discutere se sia giusto o no buttare delle bombe sulla Siria, ma diventare custodi dei siriani, di tutti i siriani. In questo senso allora si può cominciare a dare qualche risposta a Galli della Loggia. L’Europa porta fin dalle sue origini la coscienza che l’altro non è un nemico, che nell’altro vi è il cuore ed è a partire dal cuore che può iniziare una strada nuova, quella che il Papa ha indicato come la logica dell’incontro e non più dello scontro.

Sabato sera il Papa ha infatti detto: “Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello - penso ai bambini: soltanto a quelli… - guarda al dolore del tuo fratello, e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro!”.

Questa nuova prospettiva non significa la fine delle organizzazioni internazionali, non vuol dire che abdichino al loro ruolo, ma che devono cercare nuove regole, nuove modalità finalmente incisive, nella certezza che non sono le norme a costruire la pace, ma il cuore dell’uomo che allora si serve di norme. Da ultimo è vero che il Papa vuol espellere dalla storia la guerra, ma Galli della Loggia deve capire in che senso, non nel senso di una nuova utopia pacifista, ma nel senso di un impegno dell’uomo con il suo cuore, di una serietà con se stesso. Il Papa non vuol dire che la storia non presenterà più la guerra, ma che la strada che il cuore dell’uomo vuole prendere è quella della costruzione della pace. La questione siriana pone così una domanda decisiva alla libertà, la domanda se si vuol continuare a discutere se sia giusta o no questa guerra o se si vuol cominciare a considerare l’altro come fratello e a prendersi cura di lui. Fino ad oggi sono stati i dibattiti a segnare il confine tra guerra e pace e solitamente è stata la guerra a vincere nell’illusione che qualcosa potesse cambiare, oggi si è aperta una strada nuova, con la veglia del 7 settembre 2013, per la prima volta l’uomo contemporaneo è stato posto di fronte all’urgenza di ascoltare il suo cuore e di trovare lì il punto di forza da cui costruire la pace. Una svolta epocale.

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