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SIRIA/ Digiuno e preghiera: il sasso di Papa Francesco nello stagno degli intellettuali

Sabato scorso, spiega GIANNI MEREGHETTI, Papa Francesco non ci ha chiesto di discutere sul fatto se sia giusto o no attaccare la Siria, ma di diventare custodi di tutti i siriani.

Papa Francesco (Foto InfoPhoto) Papa Francesco (Foto InfoPhoto)

Caro direttore,

il gesto di Papa Francesco di chiedere preghiera e digiuno per la pace è stato dirompente, ha portato ad una adesione che va oltre ogni immaginazione, ma nello stesso tempo ha aperto un dibattito su cui urge prendere posizione e finalmente non in modo ideologico, come spesso è stato in momenti come questi dove l’opinione pubblica si è divisa tra chi è a favore della guerra e chi è invece contro. Il dibattito è stato attizzato da personaggi illustri, in primis da Ezio Mauro il quale ha voluto distinguere tra il Papa cui è riconosciuto un intervento simbolico e i politici i quali invece hanno come compito le decisioni operative. Dopo questo intervento, domenica 8 settembre è stata caratterizzata da altri due interventi significativi su cui urge tentare delle risposte: uno è di Eugenio Scalfari, l’altro è di Ernesto Galli della Loggia, interventi che vanno alla radice della questione e che per questo meritano di essere presi sul serio.

Eugenio Scalfari ha dichiarato di non sapere scegliere tra Obama e Papa Francesco, per il semplice fatto che la guerra chiama la guerra e quindi sarebbe da evitare, nello stesso tempo però l'iniziativa "francescana" non basta, “può contribuire ma va rafforzata da una punizione esemplare”. A questa indecisione di Scalfari fa da contrasto la scelta di Galli della Loggia di porre tre questioni, che sono da affrontare proprio per dare ancor più forza a quanto il Papa ha messo in campo con il grande silenzio della veglia in Piazza San Pietro per la pace. Tre domande, decisive:

1) Chi oggi dice no alla guerra è davvero convinto che l'Europa e in genere l'Occidente non abbiano più nemici? E se pensa che invece per entrambi di nemici ve ne siano, che cosa suggerisce di fare oltre a essere “contro la guerra”?

2) È immaginabile un qualunque ruolo internazionale di un minimo rilievo non avendo alcuna capacità di sanzione? Altri Stati senza dubbio tale capacità l'avranno: si deve allora lasciare campo libero ad essi? Ma con quale guadagno per la pace?

3) E’ vero che “la guerra non ha mai risolto alcun problema”?

Insomma, essere in generale a favore della pace è sacrosanto; ma proporsi di espellere la guerra dalla storia è realistico? Tre domande che meritano di essere affrontate, perché come intuisce Galli della Loggia, Papa Francesco ha messo in gioco qualcosa di radicalmente nuovo, non si messo nella prospettiva di confrontarsi su guerra giusta/guerra non giusta, ma è andato ancor più a fondo, il suo è un no totale, radicale alla guerra, fino a togliere l’idea che vi sia un nemico, fino a proporre di sradicare dalla storia l’uso della violenza.

Papa Francesco non ci sta dicendo che quella contro Assad non è una guerra di difesa, ci sta dicendo di considerare Assad un uomo, qui sta la diversità radicale che introduce, ed è per questo che il Papa sabato sera ha detto con fermezza che questa strada di pace è possibile, perché l’altro non è un nemico, bensì è un uomo. Bisogna quindi ben considerare le domande di Galli della Loggia, perché siamo ad una svolta epocale. Tutte le guerre fino ad oggi sono state considerate e affrontate a partire dalla domanda “sono giuste o no? Sono di offesa o di difesa?”.