BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

IL CASO/ Quei medici "senz'arte" schiacciati da budget e protocolli

La medicina è un arte che non può ridursi ai budget e al rispetto delle norme procedurali. CARLO BELLIENI sulla crisi attuale della professione medica

InfophotoInfophoto

E’ stato diffuso dall’Associazione Scienza & Vita un documento di critica sul nuovo codice deontologico della federazione degli ordini dei medici italiani. “Tre sono gli elementi di principale criticità nel testo in discussione: la perdita del senso stesso della nozione di deontologia; lo svuotamento della relazione medico-paziente; la riduzione di un testo vitale a mero mansionario” commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita. “Il Manifesto è stato elaborato grazie all’ampio, dettagliato e rigoroso lavoro del gruppo dei medici di Scienza & Vita. I punti critici riscontrati sono stati molteplici, ma si è scelto di tenere alta l’attenzione su alcuni articoli fondativi, le cui proposte di modifica, contenute nella bozza del nuovo Codice, sono fonte di preoccupazione condivisa da molti altri appartenenti ad associazioni mediche”.

Il manifesto, aperto alla sottoscrizione, è scaricabile dal sito web dell’associazione e punta il dito sulle criticità del nuovo codice mettendone in luce le contraddizioni e le lacune. Ecco allora cosa non vogliamo da un codice medico. Ma a cosa puntare? Non è scopo del documento, che non approfondisce la chiave positiva e propositiva proprio per essere coerente con quanto richiesto, cioè migliorare il codice esistente. Ma è necessario dare delle indicazioni positive e costruttive. Qui ci preme sottolineare un criterio fondamentale, anzi fondativo su cui un codice deontologico si dovrebbe basare: la medicina come arte della cura, base negletta di un vero codice medico.

Sembra un proposito poetico, invece è uno sguardo che vuole far uscire da una fatica il mondo medico, ormai schiacciato dai budget, compresso in ospedali diventati aziende e solo in apparenza aiutato dal proliferare di linee-guida e protocolli. Non è poesia guardare la professione del medico come un’arte, perché l’arte non è improvvisazione o fantasia (come erroneamente si pensa) ma passione per il compimento di un’opera, riconoscendo quello che gli altri non vedono.

Non è poesia perché i medici oggi sono spesso infelici (come riportava il British Medical Journal nel giugno 2001) e sono a rischio di stress (vedi il New Zealand Medical Journal dell’agosto 2009).

Segno della fatica è l’alto livello di burnout, cioè di stress dovuto ad una perdita di passione e di rapporti umani sia tra colleghi che verso il paziente (che oggi è diventato “l’utenza”). Così come ne è segno l’appiattimento - che nella pratica avviene - dell’etica alla legalità, per il quale si pensa che sia eticamente lecito quello (e solo quello) che la legge non sanziona e quindi non sprona a fare qualcosa in più di un supposto mansionario o di opporsi laddove un compito cozzi con la propria coscienza.