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Cronaca

SIRIA/ Digiuno sì-digiuno no, tre domande a chi si vergogna di essere cattolico

Papa Francesco (Foto InfoPhoto)Papa Francesco (Foto InfoPhoto)

Spiace dirlo, ma non è riempiendo i granai che si evitano le guerre, e neppure punendo i cattivi sotto l'egida dell'Onu, bensì costruendo un reale soggetto politico capace di dirimere i conflitti del Mediterraneo con la forza della diplomazia. 

Sono due anni che il mondo cattolico denuncia l'assenza di un'azione politica internazionale in Siria, così come sono mesi che esso richiama l'Europa e le Nazioni Unite ad interessarsi alla drammatica situazione centrafricana. Nell'uno e nell'altro caso solo un imbarazzante silenzio si è avvertito da coloro i quali dovrebbero essere i primi a muoversi e a decidere, mostrando che uno dei principali problemi della politica odierna risiede proprio nella mancanza di una leadership globale riconosciuta.

Paradossalmente papa Francesco sembra essere l'unico leader mondiale in grado di dare una risposta costruttiva e matura ai gravi nodi geopolitici del pianeta. Basti pensare che, mentre sabato la politica italiana parlava di argomenti lunari, in piazza san Pietro prendeva corpo una nuova narrazione storica, popolare e riformista, che lasciava di sasso le principali famiglie partitiche dell'Occidente sbattendo loro in faccia - con delicatezza e determinazione - la forza e la vitalità di un Vangelo che sa realmente richiamare l'umanità alla posizione più intelligente per affrontare tutte le circostanze dure e crude del nostro tempo.

A ciò si aggiunga, come terzo fattore di riflessione, che il giorno in cui l'Italia firmava a San Pietroburgo il documento di sostegno all’azione armata di Obama sotto l'egida dell'Onu, a Roma la stessa Italia, per bocca del suo ministro degli Esteri, dichiarava la propria contrarietà all'intervento bellico in Siria in qualunque contesto esso si fosse profilato. Questo per dire che la confusione regna sovrana e che sembra che siamo incapaci di confrontarci, tutti insieme come nazione, su un tema così delicato.

Si sente a volte la lontana nostalgia, in questo paese, del Parlamento, di quei parlamentari che chiedevano, su certe questioni, un dibattito vero e approfondito tra le varie componenti dell’aula; si sente pure l'assenza di proposte "italiane" a livello internazionale, proposte che favoriscano risoluzioni Onu realistiche, in grado di assumere il controllo della situazione in territorio siriano, un territorio che deve essere evidentemente espropriato - per il momento - della propria sovranità nazionale ma non con una guerra, bensì con una presenza costruttiva di pace.

Questo, del resto, è quello cui mirava il digiuno di Papa Francesco: riaprire lo spazio alla politica. Definire inutile questo gesto profetico di purificazione collettiva vuol dire non solo non credere alla forza che l'Europa e le Nazioni Unite possiedono, ma non capire che la pace non sorge dalle strategie delle grandi potenze, bensì da una posizione umana che muove da dentro il cuore di ogni uomo.