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RAGAZZO GAY/ Perché l'insegnamento della Chiesa non è (mai) contro la coscienza

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La svolta di Francesco, pertanto, si coglie ponendo l’attenzione sull’intuizione educativa di “non vaccinare nessuno dalla fede della Chiesa”, ossia di non offrire a nessuno – nemmeno ad una categoria conclamata di peccatori – l’alibi per non fare un cammino umano autentico, anteponendo al loro dramma le risposte già esistenti del Magistero. Io mi fido dell’uomo. Il Papa si fida dell’uomo. E sa che “seguire Cristo si può, ma – inesorabilmente – si deve”. Il cuore dell’uomo è fatto per Cristo e, per questo – con il Concilio Vaticano II – non dobbiamo avere paura di riconoscere l’autonomia delle realtà temporali (Gaudium et Spes, 36): perché siamo certi che ogni uomo veramente impegnato con sé non arriverà mai, nel campo della scienza come in quello della morale, ad una realtà diversa da quella espressa dalla fede cristiana. Certo, ciò non avverrà naturalmente. 

Infatti la Rivelazione non è un progresso organico dell’intelligenza umana, ma – esistenzialmente – essa è una realtà totalmente Altra di cui l’uomo avverte bisogno ogni qual volta è profondamente impegnato con l’istante che gli è dato da vivere. Starà alla sua libertà decidere, a quel punto – giunto sul crinale della vita –\, che cosa fare: se guardare, e aprirsi a ciò che c’è, oppure chiudere gli occhi e continuare a brancolare nel buio. È lì, in quell’istante di libertà pura, che noi abbiamo bisogno di essere educati. Educati ad andare oltre, educati ad aprirci con fiducia a quell’Altro che, spesso, intravediamo. Lì abbiamo bisogno di una coscienza rettamente impostata. 

Ma tutti coloro che, con la preoccupazione del Magistero, vogliono togliere all’uomo il rischio e il brivido di quell’istante non stanno difendendo la fede, stanno solo impedendo che la fede sia trasmessa, che la fede diventi “mia”. Per questo non smetterò mai di ringraziare don Giussani per quello che ci ha insegnato sull’esperienza umana. Egli non ha relativizzato la realtà oggettiva, e le norme della Chiesa, ma ha indicato potentemente una strada per cui la verità rivelata diventi mia. Così che nessuno, e niente, possa portarmela via. Tutto questo per dire che una cosa è il cammino del singolo, da difendere sempre a spada tratta, un’altra cosa è sostenere che esistano forme giuridiche alternative alla famiglia che possano dare lo stesso contributo sociale, umano e civile al nostro tempo. Questa è mera propaganda. E se i diritti del singolo devono sempre essere promossi e sostenuti dallo Stato, nessuno Stato può permettersi di approvare o legarsi a norme che sono – niente di meno – che un suicidio per lo Stato stesso. 


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COMMENTI
10/01/2014 - In coscienza... (claudia mazzola)

Il fatto sta che la fede ti deve aiutare a vivere, a renderti più umano. Questo per un amico omosessuale è prioritario, non voler cambiare le carte in tavola, ma essere per quello che sei.