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COGNOME MATERNO/ L'ideologia in agguato tra le pieghe della legge

Pubblicazione:sabato 11 gennaio 2014

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A questo punto, dopo la decisione della Corte di Strasburgo, non sembra che possa ancora essere rimandato un intervento di riforma delle regole sul cognome dei figli con la finalità di eliminare qualsiasi discriminazione a carico dell’uno o dell’altro genitore e di dare rilievo anche alla loro concorde volontà. Un disegno di legge contenente disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli è stato infatti prontamente approvato dal Consiglio dei Ministri già nella seduta del 10 gennaio. Nei principali ordinamenti europei, del resto, si sta provando già da diversi anni a dare attuazione a certi principi, talora anche per successive approssimazioni. In Germania, ad esempio, i coniugi possono attualmente scegliere di adottare come cognome comune quello dell’uomo o della donna, con conseguente attribuzione automatica di quel cognome anche ai figli della coppia; ma possono anche decidere di conservare ciascuno il proprio cognome; in tal caso ai figli possono assegnare di comune accordo il cognome dell’uno o dell’altro; in mancanza di accordo decide il giudice (v. §§ 1355 e 1616-1618 BGB: si tratta di norme che, a partire dalla seconda metà degli anni settanta del secolo scorso, sono state oggetto di successivi interventi del legislatore e anche di penetranti pronunce del giudice delle leggi). Anche in Francia i genitori possono oggi accordarsi per attribuire al figlio il cognome dell’uno o dell’altro o anche entrambi i cognomi, nell’ordine che preferiscono; in mancanza di scelta al figlio viene assegnato il cognome paterno (o il cognome del genitore rispetto al quale la filiazione è stata accertata prima) oppure, ove il disaccordo tra i genitori sia stato comunicato per tempo all’ufficiale dello stato civile, il cognome di entrambi in ordine alfabetico (v. art. 311-21 Code civil, come riformulato prima dalla Loi n° 2003-516 e dall’Ordonnance n° 2005-759 e poi, di recente, dalla Loi n° 2013-404).

In Spagna, già dalla fine degli anni novanta del secolo scorso, si è adottata invece la complessa soluzione del doppio cognome: al figlio è attribuito sia il primo cognome paterno sia il primo cognome materno nell’ordine stabilito d’intesa tra i genitori; in mancanza di accordo il cognome paterno precede quello materno; in ogni caso, una volta conseguita la maggiore età, il figlio può ottenere di invertire l’ordine dei cognomi (v. art. 109 Código Civil, come riformulato dalla Ley 40/1999; di recente, peraltro, un progetto governativo di riforma aveva previsto la sostituzione della regola della prevalenza del cognome paterno in mancanza di accordo con quella dell’ordine alfabetico dei cognomi).

Certe soluzioni si caratterizzano indubbiamente per una maggiore accentuazione dei valori dell’autodeterminazione individuale e della parità tra i diversi protagonisti della vicenda familiare, laddove le regole attualmente in vigore in Italia, già censurate dalla Corte costituzionale e ora anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, mettono piuttosto in primo piano il valore dell’unità familiare. Una simile evoluzione, già compiutasi in altri ordinamenti europei e ormai destinata ad attuarsi anche nell’ordinamento italiano, potrebbe apparire come un ulteriore tassello – e peraltro neppure tra i più rilevanti – di un movimento di riforma ben più vasto, che, già a partire dalla seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso, ha fatto sì che, nella cultura giuridica occidentale e al livello delle concrete scelte legislativa, il tradizionale modello istituzionale e gerarchico di famiglia sia stato progressivamente rimpiazzato da un nuovo modello cd. individualistico-associativo.


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