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SANTO DEL GIORNO/ Il 14 gennaio si celebra San Felice da Nola

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Il giorno 14 gennaio, secondo la tradizione, si ricorda San Felice da Nola, il quale morì proprio in questo giorno nell'anno 313 dopo Cristo, a Nola, cittadina italiana che si trova in Campania, in provincia di Napoli. La storia di questo prete martire ci è stata tramandata, oltre che da fonti orali, soprattutto dal santo vescovo Paolino da Nola, che fu in questa città a partire dal 409. San Paolino scrisse i cosiddetti "Carmi natalizi", ovvero dei componimenti poetici, che ricordano per la maggior parte proprio la figura di San Felice. Pare che Felice avesse origini siriane, ma nacque proprio a Nola nel III secolo, in data non meglio definita. Suo padre era un ricco proprietario. Ma, mentre il fratello di Felice decise di dedicarsi alla vita militare, quest'ultimo preferì quella religiosa, diventando presbitero. La tradizione narra che egli diventasse un assiduo collaboratore del vescovo Massimo, e che assieme a lui patì le persecuzioni che in quegli anni i cristiani erano costretti a subire. A tale stato di cose pose fine solo l'Editto di Costantino, che riconosceva la religione cristiana, che fu emanato nel 313. In quell'anno San Felice morì: e nonostante non sia morto per una persecuzione o per atti violenti, viene considerato martire perché il suo corpo fu minato dalle molte sofferenze che dovette sopportare durante la sua esistenza, tutta dedicata a Cristo e alla nascente Chiesa.

L'agiografia di San Felice da Nola è ricca di episodi curiosi ed edificanti: ad esempio, si racconta che egli salvò la vita al vescovo Massimo, il quale aveva volontariamente abdicato in suo favore e si era ritirato a vivere in un luogo deserto dove stava morendo di stenti. Ma Felice riuscì a trovarlo, grazie all'aiuto di un angelo, e gli ridiede le forze facendogli bere del miracoloso succo di uva. Ancora, si racconta che, durante le persecuzioni, per sfuggire a chi lo cercava, Felice si fosse nascosto in una cisterna disseccata, dove fu rifocillato da una donna che nemmeno sapeva chi egli fosse. Il suo corpo venne tumulato presso alcune tombe che si trovavano nella zona di Cimitile, e da subito il suo luogo di sepoltura divenne luogo di pellegrinaggio noto come "Ara Veritatis", ovvero come un luogo in cui le menzogne e gli spergiuri venivano immediatamente riconosciuti, e in cui la verità finiva sempre con il trionfare.



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